Il gradino della discordia

Postato il giovedì, giugno 20th, 2013 at 12:32

K-web

Sul gradino più ambito di via Oberdan, quello accanto al muro dove di solito appendo i disegni, la prima mattina di giugno trovo seduta una donna che non ho mai visto. È ripiegata su sé stessa, con la frangia nera nasconde gli occhi, sul cartello di cartone ci sono le foto di tre bambini.

“In realtà di figli ne ho sei, ma non lo dico perché la gente non mi crede, oppure ha pietà di me e io non voglio: a me bastano i soldi per dare da mangiare ai miei bambini, per comprare le cose per la scuola.”

K. non ha più lavoro da quando la ditta per la quale faceva le pulizie in ospedale ha perso l’appalto. È arrabbiata perché poche ore prima, la donna che di solito siede su quel gradino, nel trovare il posto occupato l’ha minacciata con l’intento di cacciarla e poi si è seduta a pochi metri, anche lei col suo cestino per l’elemosina, rovinandole il guadagno:

“E mi fa ancora più arrabbiare perché lei mi conosce, sa la mia situazione, sa del mio figlio disabile che non può avere la pensione finché non avrà la cittadinanza, a 18 anni, sa che mio marito mi ha lasciata, e poi anche lei è del mio paese, non può minacciarmi.”

A. e K. hanno la pelle bruna, gli stessi occhi neri, ma mentre la prima è serba di etnia Rom, K. è di origine rumena: i suoi nonni sono emigrati in Serbia durante la seconda guerra mondiale, in seguito alle persecuzioni naziste.

“Lei si può mettere anche in via Rizzoli, io mi metto qui perché è una via nascosta, mi vergogno a farmi vedere in strada: sono in Italia dall’89 e mi conoscono molte persone, insegnanti e amici dei miei figli …ma preferisco chiedere l’elemosina che fare cose disoneste.”

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