Le Dodici Notti / Racconti dell’inverno

Postato il giovedì, dicembre 13th, 2018 at 13:59

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Le Dodici Notti

Racconti, canti e suoni dell’Inverno,

del Natale e dell’Epifania

di e con Le Strologhe / Carla Taglietti e Valentina Turrini

illustrazioni di Marina Girardi

Racconti di luoghi vicini e lontani, che parlano del solstizio, del gelo, della neve, del riposo della Terra. Leggende che narrano di doni e apparizioni, di vecchie ricurve e nodose e splendide Signore dell’Inverno.

Figure misteriose che camminano nei boschi innevati, anziani viandanti, forestieri dai mantelli di neve. Fiabe che raccontano di fatti magici che possono accadere soltanto nelle notti che vanno dal Natale all’Epifania, ”Le Dodici Notti”.

Le immagini si susseguono nel carosello insieme alle parole. I canti e i suoni benauguranti di violino, piva emiliana e ocarina, fanno risuonare musiche antiche che un tempo accompagnavano il cammino da casa a casa, o le sere di veglia, accanto al fuoco…

http://www.lestrologhe.it/calendario/

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“Finalmente Giuseppina arrivò ad una casetta che aveva davanti un grande albero di sambuco. Sull’aia vide la signora vestita di bianco coi denti lunghi “Eccoti arrivata” Gridò la vecchia con quei denti terribili che pareva un teschio, “Non aver paura ragazzina, resta con me, ti insegnerò a filare e se sbrigherai per bene tutte le faccende di casa ti troverai contenta” Le disse “devi solo badare a rifarmi bene il letto e sprimacciarlo con cura, si che le piume volino dappertutto. “ La vecchia le parlava con tanta gentilezza e bontà che Giuseppina si fece coraggio accettò la proposta ed entrò al suo servizio. A tutto provvedeva con piacere, scuoteva bene i cuscini fuori dalla finestra e sbatteva le coperte con tanta energia che le piume volavano tutto intorno. E intanto sulla terra, al capo opposto, la neve cadeva a fiocchi.”

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“Il portone si aprì e mentre Giuseppina usciva fu inondata da una pioggia d’oro proprio quando il nuovo sole spuntava davanti a lei da dietro la montagna. L’oro le rimase attaccato e la coprì tutta che luccicava come il sole. – Lo meriti, disse la vecchia – e le diede il fuso per filare, ma ancora le sussurrò – per le prossime dodici notti non lavorare, lascia riposare il fuso e ogni sera accendi la candela al centro della tavola come segno di festa – Il portone si chiuse e Giuseppina si trovò sulla terra. Non lontano c’era la casa di sua madre e quando entrò nel cortile il gallo mattutino sul pozzo strillò
“chicchirichì la nostra bimba d’oro è qui”

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“Frau Holle, Holda, significa ”la gentile” così si chiama quando appare come signora dei campi, in forma di donna.. ma a volte appare anche come una vecchia, buona, buffa, o anche un po’ arcigna e burbera e si chiama Frau Berchta!
Frau Holle è la signora della fertilità, protegge i frutti e i fiori.
Si dice che la notte di Natale è possibile che nel fitto del bosco, lì dove gli esseri umani non vivono, fiorisca un giardino d’inverno, spuntano i fiori colorati, gli alberi con frutti succosi maturano solo quella notte e la rosa di natale, l’elleboro, sboccia bianco, candido tra il ghiaccio e la neve.”

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“…Holda è anche signora degli animali.
Perciò in questo periodo si usa lasciare l’ultimo covone di grano del raccolto estivo per nutrire gli uccelli…
Si dice che la notte della vigilia di Natale, allo scoccare della mezzanotte, gli animali parlino la nostra lingua.
Un animo puro e limpido, una bimba o un bimbo come voi potrebbe udirli, magari nel bosco.
Ma, mia zia, che ha molti anni, dice che non sempre portava fortuna ascoltare gli animali parlare nella stalla. Dice che spesso si lamentavano, se la padrona o il padrone li trattavano male e per questo, quella notte, dicono che si deve dargli da mangiare ”come a noi cristiani”. Perciò il contadino posava nella stalla qualche avanzo della cena della vigilia…”

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Accadde che una contadina che la notte dell’epifania aveva scordato il suo guanto di ferro in una casa di poveri contadini. Conservato il guanto per un anno la padrona di casa, su consiglio del parroco lo aveva lasciato sul tavolo la notte dell’epifania insieme a buoni dolci e latte. Per Ricompensa, Frau Berchta, aveva lasciato una montagnola di monete d’oro.

Certo non porta solo doni, a volte fa paura, a Belluno la chiamano la Nasona o la Redodesa, in Trentino è la Gstampa, Berta, Befana. Nelle 12 notti si fa’ sentire con un terribile clangore di campanacci e cani che abbaiano che la seguono…”

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LE DODICI NOTTI Marina Girardi per Le Strologhe from Marina Girardi on Vimeo.

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