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SEGNI NOMADI e CAPRIOLE VENETE- succede a FEBBRAIO

Postato sabato, gennaio 30th, 2016 at 21:55

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‘Capriole’: un’infanzia in movimento

“Capriole” di Marina Girardi è il volume più recente della bella collana Gli anni in tasca di Topipittori, in cui giovani autori narrano a fumetti la propria infanzia.

Girardi, che nel corso degli anni ha fatto del racconto di viaggio la sua bandiera, svela qui il proprio imprinting: un’infanzia all’insegna del movimento, tra gite, traslochi, viaggi brevi e lunghi. Sin da piccolissima infatti i suoi genitori l’hanno portata con loro a fare picnic nei boschi, a trovare i nonni in motorino, e poi in viaggi in giro per l’Italia e poi in tutta Europa prima in roulotte e poi in camper.

Questo vissuto peculiare e affascinante si intreccia ad esperienze più comuni, ma tutto viene raccontato con la stessa meraviglia. Il senso di casa e di famiglia àncora la piccola Marina, che in tutti questi viaggi non è sballottata e confusa, ma curiosa e partecipe.

Lo stile dell’autrice è ben riconoscibile. Segni a matita agili e stratificati comunicano energia e immediatezza, un entusiasmo quasi infantile nel disegnare che si sposa particolarmente bene con il tema di questo volume. Non ci sono contorni per le vignette e i layout aperti vanno da singole scene a semplici sequenze, fino a composizioni più complesse dove gli elementi interagiscono e parlano al lettore con un effetto corale. Proprio queste risultano caratteristiche e punto di forza di Girardi, che riesce ad ottenere sia una lettura agevole che un coinvolgente e dinamico colpo d’occhio ricco di informazioni. I tanti luoghi e periodi raccontati hanno ciascuno al propria tavolozza. L’autrice caratterizza cromaticamente i primi anni vissuti in montagna con una palette algida di blu e azzurri, che si scalda nei verdi della casa dei nonni. A valle, la città è marrone e gialla, più calda ma anche come più sporca. Il periodo dei viaggi internazionali è disegnato con una matita scura, e appare vivido e contrastato come un ricordo indelebile.

Serena Di Virgilio e Nicola D’Agostino – www.panorama.it

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Viaggi e vita: le meravigliose capriole di Marina Girardi – un’intervista per LoSpazioBianco.it

Postato giovedì, gennaio 7th, 2016 at 16:44

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Capriole, Nomadisegni, Magirainbici: un bel dì di novembre Nicole Brena mi ha invitato a fare una chiacchierata. E grazie a lei si sono intrecciati i fili dei miei lavori. Ecco l’intervista che mi ha fatto per LoSpazioBianco.it :

In quest’intervista Marina Girardi racconta in modo intenso e profondo il suo rapporto con il disegno e la vita stessa, mentre affiorano le sensazioni e le visioni che muovono il suo essere umano e artistico.
Durante BilBOlBul 2015 l’autrice ha presentato Capriole presso la libreria Trame e ha tenuto un laboratorio di “capitomboli e mappe a fumetti” per bambini.

Capriole si apre con un disegno che completa la fotografia: mi sembra esplicativo dell’opera in sé, una sorta di completamento della tua vita attraverso il disegno o un desiderio di rivederla, vista la presenza di didascalie che contengono commenti formulati a posteriori.
Qual era la tua intenzione nel voler scrivere e disegnare questo fumetto autobiografico?
In generale ho sempre tenuto un diario, il che era già un’estensione del mio corpo.
Viaggiando molto fin da bambina ho sempre tenuto diari in cui univo le foto ai disegni e ai testi, scrivevo delle storie, mi inventavo dei giochi, mi facevo i miei quaderni, i miei giornali, le mie riviste da sola.
I viaggi che facevo fin da bambina erano abbastanza solitari: non avevo il mio gruppo di amici, ero con il mio nucleo famigliare, eravamo noi quattro, e passavo molto tempo da sola con i miei pensieri durante le tante ore di viaggio, le lunghe percorrenze, i tanti chilometri. Avevo bisogno di una controparte a cui esprimere le mie impressioni, e il diario era un modo sia per fissare impressioni forti che mi derivavano dai viaggi che per raccontare, perché comunque queste visioni davano voglia di raccontare. La pratica del racconto attraverso le immagini e le parole c’è sempre stata, e forse questa immagine iniziale rappresenta bene questo mio prolungamento.

Per quanto riguardo riguarda il tuo stile, non usi una struttura fissa, non hai mai schemi particolari, e questo dà l’idea di un sentirsi molto a proprio agio con il mezzo di comunicazione: ad esempio vari le proporzioni e ci sono spesso doppie pagine.
Come riesci ad articolare i contenuti? Hai provato a disegnare dentro vignette più statiche? Come ti muovi fra fumetto e illustrazione?
Mi muovo fra fumetto e illustrazione perché è una pratica di diario, e fino ad ora ho lavorato sempre su diari, il che richiede di gestire informazioni simultaneamente. In questo momento però sto anche lavorando a progetti che richiedono la suddivisione in scene, e mi organizzo lo spazio in modo differente.
In questo caso, in una stessa visione mi interessa raccontare diversi livelli di lettura: che siano il dato linguistico o scientifico su un elemento naturale, oppure il particolare dettaglio che racconta con relativa freccetta che lo segnala. Quello che mi interessa raccontare, nel diario di viaggio soprattutto, è però la scena, il paesaggio, poi c’è un discorso di mezzo espressivo.
Ho sempre portato avanti parallelamente queste due ricerche, quella del fumetto e dell’illustrazione: trovo che il mezzo del fumetto soddisfi il mio aplomb narrativo, il mio bisogno di raccontare, tramite un soffermarsi sui fatti, sulle scene della realtà, l’illustrazione invece sviluppa una parte più contemplativa, mi permette di dare spazio a un vissuto più emotivo, più interiore.
Penso che il confine fra i due sia labile e mi piace proprio esplorare questo confine così come mi piace esplorare sia i mezzi del disegno che i mezzi pittorici, mi piace mescolare tutto.

A questo proposito: le tecniche che usi sono molto materiche, il tratto del pastello si vede bene, la pennellata dell’acquerello è invece più dolce ma si percepisce sempre, come se volessi lasciare delle tracce di quello che fai in maniera visibile.
Il tutto sembra riportare al tuo rapporto con la terra, che si sente forte, gli stessi colori dalla palette spaziano fra verdi, marroni e toni dell’ocra.
In questo lavoro ho trattato i quattro capitoli con quattro toni cromatici diversi perché sono ispirati alle stagioni.
Il primo capitolo è ambientato in questo paesaggio invernale della montagna dove sono nata, invernale anche perché è una dimensione intima, familiare, molto stretta: tutto è molto chiuso.
Questa dimensione inizia ad aprirsi con i toni verdi della primavera, quando racconto le prime uscite, che però sono abbastanza circoscritte a dove sono nata: le uscite con la famiglia allargata, la prima tenda che prendiamo e con cui andiamo in campeggio in alcune località dell’Italia del nord e quindi la primavera.
Poi ci apriamo ai viaggi con il camper, iniziamo ad esplorare l’Europa, i toni diventano estivi, si scaldano.
Nell’ultimo capitolo si va verso colori più autunnali: è come se io iniziassi a crescere. Tra l’altro arriva il momento di andare a scuola, non lo racconto nel libro ma io a scuola arrivo in ritardo perché siamo ancora in giro con il camper! Il che spiega molte cose.

E questo rapporto con Dio, cui fai riferimento a un certo punto?
I bambini hanno un rapporto privilegiato con qualcosa di più grande, loro lo chiamano Dio ma sono in rapporto con la grande anima, con se stessi.
Come dicevo all’inizio, durante il viaggio si trattava appunto di coltivare una certa introspezione: avevo sempre bisogno di un referente con cui parlare e anche qualcuno a cui domandare. Il viaggio ti spinge a farti delle domande, a mettere in discussione invece che avere delle certezze, quindi avevo questa specie di rapporto animistico con ciò che mi circondava, in ogni cosa vedevo Dio e parlavo con le cose. Le visioni che ricevevo erano molto forti e risvegliavano in me quasi un impeto mistico: se da bambino ti trovi di fronte a delle visioni della natura così potenti senti veramente l’assoluto, qualcosa di più grande, lo senti molto fortemente, e non hai quei filtri che magari puoi avere poi da adulto. Ti trovi di fronte a dei paesaggi come il mare del nord, le montagne della Norvegia che si susseguono per giorni e giorni mentre viaggi, un lago in mezzo ai boschi a cui arrivi la sera dopo aver camminato tutto il giorno e in cui ti tuffi: sono visioni che ti stregano.
I libri che portavo con me (ero un’appassionatissima lettrice) servivano ad amplificare ancora di più questo tipo di riflessione: germogliavano dentro di me tutti questi personaggi, tutte queste storie, creavano dentro di me un mondo molto ricco.

Dedichi il libro alla tua famiglia e alla meraviglia che ti ha insegnato, meraviglia che crei benissimo attraverso il reportage di immagini e pensieri su pagine di quaderno strappate, scritte con un carattere infantile: sembra che tu sia andata a ripescare pagine del tuo diario, le hai ricreate molto bene.
Questa meraviglia oggi come la trovi? Sembra che tu la stia sempre cercando e perseguendo.
Assolutamente, la meraviglia continua ad essere la linfa vitale.
Come una capriola che sospende l’appiattimento dato dall’abitudine, che capovolge il punto di vista, che rompe quel ritmo della quotidianità e della routine cui siamo abituati e che appiattisce tutte le impressioni, così io cerco sempre di creare una sospensione, spesso tramite il viaggio e l’esplorazione. Il viaggio è un incontro, sia con un paesaggio che con delle persone, persone che mi trasmettono un forte senso di vitalità, di libertà, appunto perché sento il legame che c’è sotto a tutto.
Nel momento in cui siamo come addormentati dall’abitudine non ci rendiamo conto dei collegamenti che ci legano, del vero senso che sottende a tutto quanto, ma quando ti apri con il diverso – che sia il paesaggio o la persona – senti che ci sono dei legami che ci tengono fortemente uniti, e trovo che la meraviglia non sia semplicemente lo straordinario che ti sconvolge, bensì trovare questo senso dentro il mondo reale cui tu sei abituato, che vivi ogni giorno, non rendendoti conto del segreto che ha dentro di sé.

Quando è nato il tuo progetto Magirainbici? Dove ti ha portato e dove vorresti ti portasse? Va in parallelo con Nomadisegni, in collaborazione con Rocco Lombardi?
Nomadisegni è una raccolta di storie legate al paesaggio, nasce da laboratori e passeggiate disegnate che facciamo insieme a Rocco in giro per l’Italia con le persone che abitano in luoghi dove l’uomo e la natura sono legati tra loro, dove c’è ancora forte questo legame e dove vi è espressione della parte più selvatica dell’uomo.
Magirainbici nasce perché da più di 10 anni vado in strada a dipingere in centro a Bologna. Ero partita con l’album sulle ginocchia, e poi piano piano la cosa si è evoluta: prima con un gran cavalletto, poi ho deciso di mettere tutto in sella alla bici, di creare un atelier mobile sulla bicicletta, e ha iniziato a girare un po’ di più grazie alle sue due ruote (in realtà la bici la carico da qualche parte perché è talmente grande il carico di cose…)  e si presta ad essere portato più a spasso.
Anche questa è stata una cosa che mi ha trasformato negli anni: andare in strada ti cambia, ti fa uscire dal tuo bozzolo e ti fa vedere in modo diverso. Ti fa incontrare una ad una le persone che che sei abituato a pensare come una grande massa: le incontri una ad una con la loro peculiarità.
Incontri persone di ogni tipo, di ogni genere, e ti rendi conto che il tuo senso del giudizio si scioglie piano piano: invece di giudicare le persone inizi a osservarle e impari ad amare le loro particolarità. Spesso le persone che normalmente rifiuteresti, quelle che penseresti in modo più negativo ti danno di più: nel momento in cui le ascolti e ti apri a loro ti trasmettono la cosa più positiva, e questo ti fa rendere conto di come i nostri rapporti siano viziati dalla forma che ha assunto la nostra società, dalla mancanza di spazi di incontro che crea questa diffidenza che abbiamo l’uno verso l’altro.
Questo è stato l’insegnamento più grande che mi ha dato la strada finora: il senso di libertà che deriva da proprio dal reale incontro con le altre persone. Alla fine il fatto di dipingere è qualcosa di assolutamente collaterale a quello che succede quando sono lì, è un modo perché le persone vengano stregate da quello che faccio, si avvicinino a me, si aprano, e si crei questo incontro, questa corrispondenza a livello profondo. La cosa importante è che io sia lì. Se manco per un po’ di tempo le persone quando ritorno mi chiedono «ma dove sei stata?!», non tanto perché non vedevano i miei disegni ma perché non vedevano me, che ero lì a portare tutta me stessa in quel posto, ad aprire uno spazio diverso, sospeso, nella quotidianità.

Possiamo dire che hai trovato un modo di rivivere, quello stile di vita che sembra lontano da quello attuale e che rievochi appunto nel fumetto di cui sembra che tu abbia un po’ nostalgia? Forse hai voluto colmare con quello questo vuoto, questa distanza?
Credo che in generale ci sia stato un progressivo allontanamento dalla vera sostanza, ma che siamo arrivati a toccare i limiti e che in questo momento ci sia una fase di riacquisizione di questo tipo di coscienza.
Credo che tutta la società, progressivamente, con questo tipo di struttura patriarcale, guerrafondaia, che porta a uno sfrenato sviluppo tecnologica, abbia portato a un allontanamento dalla sostanza, dalla connessione con il tutto.Penso che in questo momento siamo al punto in cui abbiamo toccato gli estremi, i limiti, e che tempo fa sia cominciato – e si stia ora sviluppando – un percorso inverso.
Nutro senz’altro una fortissima attenzione a quella dimensione in cui si era più connessi; non è del tutto una nostalgia, è più uno sguardo, una ricerca.

Per finire, una riflessione sui laboratori con i bambini, come quello svolto a BilBOlBul 2015: una modalità di incontro che viene anche dal tuo percorso di educatrice ambientale, della fattoria didattica, che hai sempre cercato di portare avanti.
Mi piace lavorare con tutti, anche con i grandi.
Tramite il percorso di educatrice ho scoperto che con pochi mezzi e stabilendo alcune regole molto semplici si possono creare dei giochi molto belli da fare insieme che non siano semplicemente la chiacchierata, e penso siano modi molto proficui di stare insieme.
Anche durante le inaugurazioni tento di creare momenti che attraverso poche regole possano diventare un gioco, in cui ci possa essere anche lo spazio reale per l’espressione degli altri. Quando ci si esprime insieme, si comunica insieme, ci si racconta insieme, si creano corrispondenze fortissime, momenti così potenti e forti che sono un nutrimento, fanno scoprire i lati più belli della condivisione umana, e che ci sono assolutamente preclusi da come è strutturato il nostro modo di stare insieme normalmente. Normalmente andiamo a vedere un film insieme e andiamo a bere una birra insieme, cos’altro facciamo? Una volta ci si incontrava per raccontarsi delle storie – per esempio nelle stalle –, si facevano lavori domestici, si condivideva il lavoro, si cantava, e questi modi di stare insieme erano molto nutrienti per l’essere umano, per il nostro essere umani. Queste modalità adesso non si usano più, e noi non lo sappiamo ma ne sentiamo una grandissima mancanza.
Piano piano con questa esperienza ho percepito questa carenza innanzitutto dentro di me, e la vedevo anche nelle persone cui proponevo questo tipo di esperienze. Quindi continuo a proporle, e continuo a trarne un grandissimo nutrimento, sia con i bambini che con i grandi. Anzi, i grandi a dire il vero ne hanno molto più bisogno.

NICOLE BRENA – Intervista realizzata dal vivo il 20 novembre 2015

www.lospaziobianco.it

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BENIBENIUSU A CARBONIA

Postato venerdì, gennaio 30th, 2015 at 13:52

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Carbonia vista da Magira. Intervista a Marina Girardi

Classe ’79, bellunese di nascita, Marina Girardi si può incontrare, a piedi o in bici, per le vie di Bologna, città dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti in Fumetto e Illustrazione.
Nel 2008 vince il premio Komikazen, il Festival internazionale del fumetto di realtà di Ravenna, presentando Kurden People, pubblicato poi nel 2009.
Le sue esperienze di educatrice ambientale, di docente in laboratori di fumetto e di “cantastoriessa”, hanno trovato una sintesi con il progetto Nomadisegni: insieme a Rocco Lombardi gira l’Italia, coinvolgendo grandi e bambini in laboratori di fumetto itineranti e trovando, al tempo stesso, spunti per nuove storie e nuovi disegni.
Lungo il suo cammino è stata anche a Carbonia. Da quell’incontro sono nate quattro tavole, che da allora viaggiano insieme a lei, aiutandola a raccontare le storie nascoste dentro al paesaggio.

Carbonia.net: Ciao Marina. Innanzitutto, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Ricordi il momento in cui hai capito che saresti diventata un’illustratrice?

Magira: Non c’è stato un momento di rivelazione, ma un processo di ricerca, un continuo tentativo di portare avanti le mie passioni e trovare il modo di unirle in qualcosa di organico. Quando mi sono trasferita a Bologna dopo il liceo, iscritta a una facoltà che non mi soddisfaceva e intenta a fare mille lavoretti per mantenermi, mi sentivo sperduta e demotivata, allora ho deciso di prendere sul serio i miei quaderni pieni di racconti, canzoni, disegni e di cercarmi dei maestri. Per far sì che anche la mia fonte principale d’ispirazione, l’ambiente naturale, diventasse parte della mia professione, nel contempo portavo avanti esperienze di lavoro agricolo e come educatrice ambientale in una fattoria didattica.

Carbonia.net: Dove trovi principalmente la tua ispirazione?

Magira: Il motore di fondo è la dimensione del nomadismo che porta alla sospensione delle sovrastrutture legate alla quotidianità e dunque alla contemplazione e alla meraviglia. É soprattutto quando mi immergo nel paesaggio, con lunghe o brevi passeggiate, a piedi o in bicicletta, a trovare ispirazione. Il mio mondo interiore si specchia nell’ambiente che attraverso e riesco a dargli forma. Prediligo gli ambienti dove natura e cultura si incontrano, e più l’ambiente è suggestivo e gli incontri interessanti, più prende forza l’esigenza di raccontare.

Carbonia.net: I progressi tecnologici e il veloce modificarsi dei metodi di fruizione di contenuti, come ad esempio gli ebook, hanno influito nel modo di pensare alle tue creazioni?

Magira: Ho sempre accostato l’utilizzo di blog e social network con attività che invece sono occasioni di incontro vero e proprio (i laboratori, i festival, una bicicletta da pittrice con cui creo un atelier “on the road”, uno spettacolo di cantastorie): non concepisco l’una cosa senza l’altra.

Carbonia.net: Quando canti una canzone, vedi le immagini? Quando disegni, senti la musica, i versi degli animali, le parole delle persone?

Magira: Spesso la composizione delle canzoni avviene proprio nell’atto di camminare. Il ritmo dei passi, o della pedalata, il silenzio e la mente sgombra fanno da culla per i versi che nascono. Durante le soste invece elaboro i disegni, che prendono le tinte dell’ambiente in cui sono immersa. E la stesura del segno è ancora accompagnata dalle parole: non c’è un confine netto tra le canzoni illustrate, me e il paesaggio.

Carbonia.net: Potresti dare un consiglio a un giovane che crede di poter intraprendere il tuo percorso? Come dovrebbe muoversi?

Magira: Penso che la parola d’ordine rimanga sempre la stessa: autoproduzione. Creare situazioni per confrontarsi con gli altri riguardo il proprio lavoro e curarlo in modo da renderlo fruibile agli altri, penso siano un forte motore di crescita. E naturalmente studiare studiare studiare -non solo le tecniche, ma tutto ciò che serve a far maturare una propria poetica- cercare buoni maestri e farsi guidare da loro.

Carbonia.net: Parliamo ora di Nomadisegni. Come vi è venuta in mente un’idea del genere? Avete preso ispirazione da altri percorsi?

Magira: Nomadisegni è il nome che io e Rocco abbiamo iniziato a usare per definire una pratica che portiamo avanti da quando ci conosciamo: quella di disegnare storie ispirate ai luoghi che attraversiamo durante i nostri nomadismi. Col tempo abbiamo sentito l’esigenza di dargli una forma più definita, per raccogliere le nostre esperienze e poterne proporre di nuove, per coinvolgere anche altre persone.
Un’esperienza che in particolare sentiamo vicina alla nostra è quella di Giuliano Scabia che negli anni 70, con un gruppo di studenti del DAMS di Bologna, andava nei paesi e proponeva un teatro improvvisato sulla base delle vicende dei paesi stessi. La loro era poi uno stimolo alla riflessione su temi sociali come lo spopolamento delle campagne in seguito al boom industriale.

Carbonia.net: In progetti di questo genere, solitamente i bambini sono più partecipi degli adulti, forse perché meno appesantiti da sovrastrutture subentrate durante la crescita e la formazione. Capita anche nelle vostre “passeggiate disegnate”?

Magira: Coinvolgere gli adulti in laboratori solitamente dedicati ai bambini ci ha fatto piacevolmente scoprire che anche i grandi, e forse soprattutto loro, hanno voglia e bisogno di trovare mezzi espressivi per raccontarsi, proprio per alleggerirsi dalle sovrastrutture di cui parli.

Carbonia.net: Durante il vostro lavoro di “interpretazione” dei paesaggi, abbiamo notato che avete fatto tappa anche a Carbonia. Che ricordi hai di quei momenti?

Magira: La mia permanenza a Carbonia è stata molto breve, ma l’incontro con una città dalla storia così significativa, e con un territorio così denso di storia e di storie ha fatto sì che nascessero le due tavole di “Benibeniusu a Carbonia”, che fanno parte del repertorio della Cantastoriessa.

Carbonia.net: C’è un modo per apprezzarti come “cantastoriessa”, oltre a partecipare agli incontri dal vivo? Hai in programma una pubblicazione anche in questo senso?

Magira: La registrazione delle canzoni è senz’altro in programma, con i tempi un po’ dilatati di chi, come me, porta avanti diversi percorsi paralleli!

Carbonia.net: In quale modo vengono organizzate le tappe di Nomadisegni?

Magira: Solitamente il progetto delle nostre tappe nasce da incontri inaspettati in luoghi scoperti quasi per caso. Man mano che giriamo l’Italia la nostra rete di conoscenze si amplia e seguendo il filo di questi incontri ci sentiamo collegati a una rete invisibile e parte di una comunità che non ha confini geografici o culturali.
I tratti comuni che ci sorprende di ritrovare nelle persone con cui collaboriamo sono la cura dedicata alla nostra ospitalità, l’entusiasmo nel mettersi in gioco insieme a noi, ma soprattutto la resistenza nel vivere in luoghi dove spesso fare qualsiasi cosa che vada in una direzione che non è già tracciata, costa grandi e sforzi e sacrifici.
Quello che resta difficile da descrivere è la profonda carica di energia che ci pervade per ognuno di questi incontri. All’inizio ci sentivamo i fortunati raccoglitori dei semi delle storie ispirate al paesaggio e pensavamo di farne semplicemente farina da impastare nei nostri lavori. Poi abbiamo iniziato ad accorgerci che in ogni racconto c’è anche e soprattutto il lievito, una vera e propria linfa, e che attraverso l’attaccamento al territorio, la conoscenza delle proprie radici, la ricerca di un intimo legame con la terra si legge la forma che ognuno dà all’amore per la bellezza, l’autenticità e la vita.

Carbonia.net: Grazie ancora, speriamo di poterti incontrare presto.

www.carbonia.net

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Topipittori a pedali su Tutta discesa

Postato domenica, luglio 27th, 2014 at 21:16

80-81“… ma soprattutto questo fumetto racconta la gioia infinita della strada e di ciò che questa offre: uno sconfinato numero di esperienze e incontri. È questo che Marina sa rendere in modo perfetto: il viaggio nelle sue pagine non è solo cosa dei due ciclisti, me esperienza e racconto corale.”

L’ALTRA ESTATE TE from marina girardi on Vimeo.

Sul blog di Topipittori un bell’articolo di Giovanna Zoboli racconta di libri a pedali a partire da Tutta discesa. Buon viaggio!

Piccoli Sghiribizzi Dalle Tane

Postato sabato, aprile 27th, 2013 at 11:37

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Per qualche giorno ancora, fino al 5 maggio,

gli sghiribizzi usciti Dalle Tane invadono la Galleria Mirada di Ravenna.

A proposito di meraviglia bambina e disegni naif di Maga Magira

ecco un’intervista di Elettra Stamboulis e un piccolo video por RavennaWebTv.

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Kurden People en France

Postato mercoledì, aprile 17th, 2013 at 23:15

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Il 13 aprile è uscito nelle librerie francesi Kurden People per L’AGRUME

…e la prima recensione lo accoglie!

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Magira in Bici e sul Corriere della Sera

Postato sabato, settembre 29th, 2012 at 11:39

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Ed ecco chi mi viene a trovare al sabato in via Oberdan:

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magira a pangea

Postato mercoledì, giugno 27th, 2012 at 16:39

C’è una bellissima libreria in centro a Padova dove si incontrano le traiettorie dei viaggi e delle persone. Nei suoi sotterranei son rintanati i disegni di Magira.

Fino al 20 luglio alla libreria Pangea.

gazzett-magira

COMBO

mostrappennina

Postato lunedì, giugno 7th, 2010 at 20:29

mostra

ANIMALS di giugno recensisce Appennino così,

chicchirichì!

(cliccca per leggere):

animalsmall

bilbolmuuul!

Postato mercoledì, marzo 3rd, 2010 at 20:42

bilbolmuul

clicca sulla mucca se vuoi leggere l’intervista della Marina per il blog di BilBolbul

Mucchio 666

Postato sabato, febbraio 13th, 2010 at 13:06

Eccola, la recensione di Andrea Provinciali su Mucchio n.666…

troppo bella, la ri-posto qui:

recensione_Mucchio

Frida intervista Marina

Postato mercoledì, febbraio 10th, 2010 at 10:59

frida

Qui la chiacchierata che ho fatto con Claudia Selmi di Frida Magazine

VIVA LA FRIDA!