Archivi per categoria: ritratti

L’ULTIMO CAVALLO

Postato venerdì, gennaio 31st, 2014 at 19:57

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Scopriamo la riserva naturale Zompo lo Schioppo durante una rigida giornata di inizio gennaio, girovagando tra le valli abruzzesi che confinano col Lazio.

Per salire alla sorgente che dà il nome alla riserva bisogna attraversare un bosco di castagni, aceri e cerri. Ma solo quando i faggi secolari contorcono i loro tronchi grigi si giunge al cospetto di un salto d’acqua che sembra la lunga lingua bianca del Monte Crepacuore, da cui il torrente sgorga gettandosi nel vuoto con uno zompo, appunto, di più di ottanta metri.

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Salutata la cascata più alta d’Appennino, sul sentiero del ritorno ci imbattiamo in tre possenti cavalli da tiro che riposano dopo il lungo lavoro, protetti da un cane da pastore.

Poco più in là due uomini stanno caricando un camion con grossi tronchi di castagno. Sostiamo a ritrarre le loro magnifiche bestie ed ecco che ci si presentano: sono Peppe Manni, 74 anni, boscaiolo da generazioni e uno degli ultimi ad adoperare ancora i cavalli per il carico nel bosco, e suo figlio Ezio, che si trova qui in occasione delle vacanze di Natale, visto che ormai ha lasciato la ditta del padre per lavorare nel cantiere dell’Alta Velocità della Stazione di Bologna.

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I ritratti dei cavalli riscuotono apprezzamento, Ezio poi è sicuro di avermi giù visto intenta a dipingere con la mia bicicletta in via Oberdan… e così in men che non si dica veniamo invitati a cena:

Peppe continua a riempire i bicchieri col suo corposo vino novello mentre ci racconta una vita spesa su e giù per le montagne di tutto il centro Italia:

- Facevo da solo il lavoro de tre, quattro uomini: quant’evvero iddio, ero l’uomo più forte della valle!

IMG_0388-Adesso il lavoro non c’è più, ci spiega Ezio, la legna arriva dall’estero, a prezzi troppo bassi, e noi abbiamo già dovuto vendere quasi tutti i cavalli.

Elisa, la moglie di Peppe mentre ci serve le ciambelline al vino, con gli occhi che non smettono mai di sorridere ci raccomanda:

-I disegni che avete fatto portateli a Bologna, che lassù queste cose neanche se le immaginano!

Cara Elisa la vostra storia è diventata un’altra canzone disegnata della Cantastoriessa di Nomadisegni:

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I disegni di Rocco e altre foto dello Zompo lo Schioppo su www.nomadisegni.it

Sulakfaht di Natale – Tartaruga di Natale

Postato martedì, dicembre 18th, 2012 at 19:38

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Domenica di metà dicembre. Attraverso, sulla bicicletta carica di disegni, la città intirizzita, intenta a rifarsi le piume dopo la gelata notturna.

Salutano la mia pedalata sorrisi che si aprono bianchi sotto occhi scuri. Il ragazzo filippino che rastrella le foglie secche nel cortile di una villetta di via Alberti, il signore pakistano con la sciarpa attorno alle orecchie che vende il Resto del Carlino al semaforo tra Masi e Mazzini, un giovane rom che si sta infilando la tracolla della fisarmonica, seduto sui gradini di Santa Maria della Pietà, in San Vitale.

Incomincio a impastare civette a pastello e a sfornare tartarughe di Natale mentre sale dalla pianura l’alito ghiacciato della nebbia. Arrivano le prime visite: Freddy con il flauto nello zaino e il suo piccolo cane, la bambina Martina che oggi ha due ciuffi di capelli blu, Davide che si è licenziato dall’ultimo incarico come infermiere dopo aver scoperto gli affari mafiosi dei suoi superiori, e ora è tornato a dormire in stazione.

La gente si accalca alla cassa dei negozi e si fermano a farmi gli auguri Pilo che sta organizzando il suo prossimo viaggio verso il caldo sudamericano, Giuditta che trascorrerà il Natale a danzare in India e Eldi che invece tornerà qualche giorno in Albania, contento di prendersi una pausa dal guazzabuglio precario dei suoi lavori.

Alla solita ora, nel primo pomeriggio, viene a farmi il solletico la signora Maria che, con i suoi settantacinque anni, l’altro giorno è caduta, ma il gesso che le han messo sul naso se l’è tolto da sola perché altrimenti non riusciva a vedere la televisione. E all’ora del tè ecco Primo Gnani, che invece ha superato gli ottanta, con i suoi racconti di quando era bambino e andava dal pasticcere a comprare per pochi spiccioli le briciole che avanzavano sui vassoi delle paste.

Quando si accendono le luci dorate delle comete appese al cielo nero, avviene l’incontro fortuito tra Enrico grande, contento per il successo del primo mercatino per bambini al circolo Atlantide dove di solito organizza concerti punk, e la mamma di Enrico piccolo che all’Atlantide ci abita vicino e non soffre la musica dei concerti, che anzi le allieta le levatacce quando è ora di allattare.

Al momento di chiudere i colori nel cassone di legno sul portapacchi della bici, Rashid e Mustafà si fermano a insegnarmi i nomi arabi degli animali che ho disegnato -“filun” l’elefante, “bumun” la civetta e “sulakfaht” la tartaruga.

Quando gli domando cosa faranno a Natale, loro che sono musulmani, mi rispondono: -Anche noi festeggiamo, coi nostri amici pakistani, ucraini e rumeni. Facciamo festa anche a capodanno: il nostro sarebbe stato a novembre, ma adesso siamo in Italia!

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Madre Russia

Postato mercoledì, maggio 2nd, 2012 at 11:18

Per le strade di Bologna trovate Piazza Grande di maggio,

con un numero sulle nostre prigioni.

La Piantaggine di questo mese racconta un carcere nascosto tra le nostre case.

Elena

Alfio, che a pochi metri da me propone dipinti a tinte forti apostrofando al volo i passanti, ferma una signora intenta alle sue spese domandandole -è italiana lei?

- No, sono russa, risponde la donna, anzi ero russa, ma adesso hanno diviso le repubbliche baltiche e sono diventata lituana.

Elena lavora come badante a casa di una signora bolognese di novantanove anni, la assiste 24 ore su 24:

–É come il carcere, dice abbassando la voce, la signora mi insulta con parole volgari, è andata di testa… alle volte però posso avere un po’ di libertà, come usare il computer la sera, ma non sempre la famiglia è contenta che lo faccia.

Quando vede i miei disegni le si illuminano gli occhi e mi racconta che anche sua figlia dipinge, ma vive lontano, a San Pietroburgo:

– una città bellissima devi andare anche te!

Quando era a casa, nel suo paese, Elena viaggiava molto, amava sciare e camminare nella foresta, non sopportava di stare chiusa in casa. Ma tra tre anni andrà in pensione e tornerà a fare quella vita, mi assicura, solo con qualche acciacco in più alla schiena.

- Da noi è molto bello, pulito e poi non ci son tutti questi diversi, ci siamo solo noi. Io non sono razzista, ma è difficile vivere con gli ospiti. Anche se uno dice di essere diventato italiano, non è vero. A me può anche piacere l’Italia, ma dentro rimango sempre russa.

Piantaggini è il diario di una pittrice di strada e cresce ogni mese tra le pagine di Piazza Grande, il giornale di strada di Bolgna fondato dalle persone senza dimora

http://www.piazzagrande.it/

LETIZIA-la città delle donne

Postato lunedì, marzo 5th, 2012 at 19:06

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Letizia ha 47 anni e fino a pochi mesi fa aveva un lavoro e viveva in un appartamento in affitto.

Il lavoro però era in nero e una volta licenziata si è trovata senza soldi, né tutele, così anche da casa hanno fatto presto a sfrattarla. Ha fatto richiesta per ottenere un posto al dormitorio e ora condivide, con altre cinque donne, un grande stanzone dalle alte pareti bianche.

“Qua dentro c’è gente che sta in strada da una vita, io sono una novellina e me ne voglio andare al più presto, anche se qui mi hanno accolto bene, sono diventata un po’ la loro mascotte…”

Letizia non vuole rivelare la sua vera identità perché tra pochi giorni ha un colloquio per un impiego “La gente è piena di pregiudizi, non si sa mai, e poi basta che racconti la mia storia in modo generico, così non mi si riconosce, sono poi cose che succedono a tante altre donne…”

LETIZIA2

www.piazzagrande.it

Eldi

Postato martedì, febbraio 14th, 2012 at 11:33

Anche nella furia del blizzard crescono le Piantaggini…

…ecco quella che trovate su Piazza Grande di febbraio.

ELDI

Mentre dipingo coi guanti di lana cervi che scavalcano montagne coperte di neve, mi si appoggiano due mani gelate sugli occhi -Chi é?- Fa una voce vagamente conosciuta alle mie spalle.

Eldi l’ho conosciuto ai tempi dell’Accademia, a forza di incontrarci durante la pausa pranzo sotto ai portici di Piazza Puntoni, lui studiava pittura, portava sempre pantaloni spruzzati di colore acceso e all’epoca era da poco arrivato dall’Albania.

Tra una lezione e l’altra mi raccontava che per poter ottenere il permesso di soggiorno aveva bisogno di un contratto di lavoro, così si era fatto assumere da una cooperativa sociale e creava manufatti artistici con ragazzi disabili.

A distanza di anni Eldi dipinge ancora e lavora per la stessa cooperativa, ma ha deciso di cambiare ambito e così ha accettato un posto come assistente in un centro di accoglienza per profughi dove hanno sistemato 47 persone provenienti da Libia, Tunisia, Pakistan e Nigeria.

-Marina, ogni giorno andare al lavoro è una battaglia e io devo vedermela da solo, fare da mediatore tra queste persone, la cooperativa, le istituzioni…

Eldi mi descrive un luogo in cui le giornate sono tutte uguali, la gente non ha né stimoli né prospettive e la noia e il senso di abbandono si trasformano in nervosismo, insofferenza, piccoli episodi di violenza:

-Quest’esperienza comunque mi insegna molto e anche se voglio fare il pittore, parte della mia vita intendo continuare a spenderla nel sociale… ma vorrei che non fosse così dura!

(Alcuni lavori di Eldi Veizaj si possono vedere qui)

PIANTAGGINI

Postato giovedì, luglio 21st, 2011 at 17:57

Bolognesi e bolognese, prima di andare in ferie andate agli angoli dei portici e cercate Piazza Grande. Altrimenti rischiate di perdervi il numero estivo e con esso la prima puntata della rubrica PIANTAGGINI-diario di una pittrice di strada-.

Ecco qui l’articolo per tutti i foresti… e anche per i bolognesi e le bolognese che ci hanno i ricci nelle tasche!

ALFIO

Jasmine ha nove anni e di soprannome fa Rachele. Mentre la madre chiede l’elemosina seduta a gambe incrociate in mezzo a via Oberdan, lei se ne sta seduta sul gradino di un portone, con in braccio il suo bambolotto. Appena ho terminato di montare il mio cavalletto e di attaccare i disegni con lo scotch carta al muro sento una vocina alle mie spalle:

- Lo sai disegnare un coniglio?

Jasmine-Rachele mi chiede di disegnarle un coniglio che guarda un pesciolino nuotare nella sua boccia di vetro. Poi mi fa aggiungere un cuore rosso, perché si vogliono bene, e tanti nomi sparsi per il foglio.

- Sono i nomi dei tuoi compagni di classe? – Le domando

– No, sono i miei amici, io non vado a scuola.

Ha grandi occhi marroni Jasmine-Rachele, con ciglia lunghe lunghe, uno sguardo senza ombre e l’aria felice per aver trovato un modo con cui cacciare la noia. Osserva il disegno che le ho fatto e afferma con aria solenne che è davvero bellissimo. Quando passa un ragazzo africano a chiederci una moneta lei commenta:

- Ci sono tanti poveri. Anche noi siamo poveri, non ci sono mai soldi.

Verso ora di pranzo passa Paolo a domandarmi prima una sigaretta e poi se posso fargli fare una telefonata col mio cellulare:

- Ho bisogno di una doccia, devo chiamare ’sto mio amico, ma quelle cazzo di zingare riempiono i telefoni pubblici con la carta igienica così poi la prima cosa che fanno alla mattina è andarsi a fottere le monete, per non prendere le botte dai mariti.

Paolo era operatore sociale, lavorava anche con i senza dimora. Poi senza casa ci è rimasto lui, con una brutta depressione e una chitarra che maltratta delle volte facendo cappello a pochi metri da me.

Più tardi nel pomeriggio arriva anche Alfio, puntuale come il sole che lo sorprende nella sua solita postazione e che gli fa cercare l’ombra vicino a me per qualche ora. Dopo aver disposto a terra i dipinti che la sua mamma ottantenne ha prodotto nelle ultime notti insonni, si accende una sigaretta e mi grida:

- Dove vai quest’estate? Io me ne voglio andare da Bologna, ma per sempre però!

Quando si fa sera, dall’angolo in fondo alla libreria giungono i cori a tre voci di Mariadele e dei suoi amici. Stanno cantando Ederlezi, quella triste canzone popolare che Goran Bregovic ha riarrangiato per accompagnare Il tempo dei gitani, il film di Kusturiza. Jasmine-Rachele, che si era di nuovo seduta al mio fianco, questa volta a consigliarmi di disegnare una sposa con un fiore in mano, si alza e corre via. Poi torna da me, ansimante:

- È una canzone nella mia lingua, nella lingua rom. Dice: questa è la nostra festa babbo, la festa della primavera!

- Dov’è il tuo papà? – Le chiedo.

- È andato via, non torna più. Io e la mamma adesso stiamo da sole, abitiamo da mia zia.

Poi Jasmine-Rachele scappa via di nuovo, questa volta per chiedere a sua madre una moneta da buttare nella custodia della chitarra di Mariadele e dei suoi amici.

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Gli arcobaleni dell’idroscalo

Postato martedì, giugno 14th, 2011 at 16:12

Reduce, le scarpe inzaccherate come si conviene, in fase di metamorfosi anfibia, divertita e con la sporta piena di fogli rigati dalle gocce degli alberi.

Qui tutti gli altri disegni e gli arcobaleni del MIAMI 2011. Grazie Alex e soprattutto Claudia, bravissima la Claudia Selmi.

Clicca sull’immagine per leggere meglio.

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Lei non è morta

Postato venerdì, gennaio 28th, 2011 at 10:38

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Francesco Benozzo ci ha accarezzato e pugnalato, quelche sera fa a Modena, con la sua arpa celtica e i canti d’anarchia.

Ritratti 6. Sonia

Postato martedì, dicembre 29th, 2009 at 11:59

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Dorme la mia sorella sul treno che attraversa il Po.

Dal profondo Veneto si ritorna in quel di Bo.

Cariche di noci, bagigi e paltò,

anca st’ano l’è pasà San Nicolò.

Dalla Ballata della Belumata

Ritratti 5. Guido Trevisan

Postato venerdì, dicembre 18th, 2009 at 10:48

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Dunque questo portrait è dedicato a chi mi dice: ma come fai a stare lassù in inverno sul colle, con tutta la neve, la legna da fare, il ghiaccio per strada, che devi parcheggiare a un chilometro etc. etc.

Guido ha supergiù la mia età, è nato in piena pianura padana, quasi laguna veneta, e a un certo punto, una decina d’anni or sono, ha deciso di prendersi in gestione un rifugio che si trova sulla parete nord della Marmolada, sospeso a duemilaseicento-e-rotti metri su un ghiaione che dà sul lago di Fedaia. Il rifugio si chiama Pian dei Fiacconi, e qui si possono vedere le immagini della pazzesca nevicata dello scorso anno  e avere le info per fargli visita, in uno dei più bei posti delle Sante Dolomiti. Guido vi trascorre gran parte dell’anno e anche ora è su tra camosci, aquile e quella strana razza di superuomini che fanno sci alpinistico. Ti saluto dall’ Appennino Guido e pongo qui a seguire i disegni che ho fatto quest’estate quando sono venuta a trovarti. La monetina all’indietro per tornar su l’ho già buttata!

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Ritratti 4. Oliver

Postato giovedì, novembre 26th, 2009 at 19:10

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Lo sconosciuto biondo si chiama Oliver, è nato a Francoforte, ma vive a Berlino da 15 anni. Vuole venire a vivere in Italia.

Ma sei sicuro Oliver che scambieresti le tue piste ciclabili con il sole italico?

Le piscine a vetri in centro città con la mozzarella buona?

l’arte che esce dai tombini e i parco giochi con le case sugli alberi con qualche cipresso toscano?

E alla nebbia Oliver, ci hai pensato alla nebbia?!

… effettivamente eri alla quinta pinta…

Ritratti 3- Giovenca

Postato venerdì, novembre 6th, 2009 at 10:15

GIOVE

Giovenca pensa alla sua ragazza che è lontana, dall’altra parte dell’Adriatico, ma più giù. Martina infatti lavora all’ambasciata di Skopje, in Macedonia e sta seguendo il progetto di un’ONG che prevede che vengano date delle mucche in più agli allevatori macedoni per incrementare la produzione. Ma Martina dice che a lungo termine questa cosa delle mucche non funziona perchè poi gli allevatori macedoni non hanno abbastanza risorse per mantenerle. Dice che lì con le mucche ci vanno al mercato a fare la spesa. Dovevo parlare di Giovenca e invece ho parlato di Martina. Ma so che Giovenca non se la prende. Anzi.