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LO STRAVEDAMENTO DI CRISTO – fumettinbici a Pellestrina

Postato domenica, marzo 24th, 2013 at 20:42

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A Chioggia mi ha invitata a cantare i miei viaggi Lucia, un’insegnante delle scuole medie, curatrice di una rassegna che si chiama Etnica, storie di paesaggi, culture e popoli in viaggio.

Circa cinque anni fa Lucia si lamentava, con un’amica, che a Chioggia non c’era mai niente da fare di interessante e la sua amica le ha chiesto – Perchè non ti inventi qualcosa tu?

Da allora ogni mese Lucia invita viaggiatori di ogni sorta a raccontare le proprie esperienze. Organizza tutto da sola: – Sono riuscita a far venire fin qui anche Margherita Hack!

Il giorno dopo la mia esibizione, io e Rocco prendiamo il traghetto per Pellestrina. Affittiamo due biciclette e, pedalando lungo quest’isola che separa la laguna dal mare, incontriamo alcuni pescatori. Ci spiegano che ormai di pesce qui ne è rimasto poco, dopo lo sfruttamento degli anni passati, e che sull’isola non ci abita quasi più nessuno.

Quando mi telefona Lucia le dico – siamo a Pellestrina, c’è un sole magnifico, un cielo così pulito che si vedono perfino le cime innevate delle Alpi all’orizzonte! – Ah siete fortunati- dice lei- Da queste parti questa cosa la chiamano “stravedamento”!

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Per vedere cosa disegna Rocco:

TRA I DOLMEN DELLA LAGUNA

Sulakfaht di Natale – Tartaruga di Natale

Postato martedì, dicembre 18th, 2012 at 19:38

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Domenica di metà dicembre. Attraverso, sulla bicicletta carica di disegni, la città intirizzita, intenta a rifarsi le piume dopo la gelata notturna.

Salutano la mia pedalata sorrisi che si aprono bianchi sotto occhi scuri. Il ragazzo filippino che rastrella le foglie secche nel cortile di una villetta di via Alberti, il signore pakistano con la sciarpa attorno alle orecchie che vende il Resto del Carlino al semaforo tra Masi e Mazzini, un giovane rom che si sta infilando la tracolla della fisarmonica, seduto sui gradini di Santa Maria della Pietà, in San Vitale.

Incomincio a impastare civette a pastello e a sfornare tartarughe di Natale mentre sale dalla pianura l’alito ghiacciato della nebbia. Arrivano le prime visite: Freddy con il flauto nello zaino e il suo piccolo cane, la bambina Martina che oggi ha due ciuffi di capelli blu, Davide che si è licenziato dall’ultimo incarico come infermiere dopo aver scoperto gli affari mafiosi dei suoi superiori, e ora è tornato a dormire in stazione.

La gente si accalca alla cassa dei negozi e si fermano a farmi gli auguri Pilo che sta organizzando il suo prossimo viaggio verso il caldo sudamericano, Giuditta che trascorrerà il Natale a danzare in India e Eldi che invece tornerà qualche giorno in Albania, contento di prendersi una pausa dal guazzabuglio precario dei suoi lavori.

Alla solita ora, nel primo pomeriggio, viene a farmi il solletico la signora Maria che, con i suoi settantacinque anni, l’altro giorno è caduta, ma il gesso che le han messo sul naso se l’è tolto da sola perché altrimenti non riusciva a vedere la televisione. E all’ora del tè ecco Primo Gnani, che invece ha superato gli ottanta, con i suoi racconti di quando era bambino e andava dal pasticcere a comprare per pochi spiccioli le briciole che avanzavano sui vassoi delle paste.

Quando si accendono le luci dorate delle comete appese al cielo nero, avviene l’incontro fortuito tra Enrico grande, contento per il successo del primo mercatino per bambini al circolo Atlantide dove di solito organizza concerti punk, e la mamma di Enrico piccolo che all’Atlantide ci abita vicino e non soffre la musica dei concerti, che anzi le allieta le levatacce quando è ora di allattare.

Al momento di chiudere i colori nel cassone di legno sul portapacchi della bici, Rashid e Mustafà si fermano a insegnarmi i nomi arabi degli animali che ho disegnato -“filun” l’elefante, “bumun” la civetta e “sulakfaht” la tartaruga.

Quando gli domando cosa faranno a Natale, loro che sono musulmani, mi rispondono: -Anche noi festeggiamo, coi nostri amici pakistani, ucraini e rumeni. Facciamo festa anche a capodanno: il nostro sarebbe stato a novembre, ma adesso siamo in Italia!

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MARCIA PER LA VALLE DEL MIS

Postato giovedì, luglio 19th, 2012 at 11:50

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Domenica scorsa ci siamo incontrati in tantissimi, per rispondere al lamento delle valli dolomitiche, quelle in cui sono cresciuta.

Il Piave intero lo hanno già appaltato a chi ne trae enormi profitti, trasfomando il suo alveo in un’immensa distesa distesa di pietre nude.

Ora all’interno del Parco delle Dolomiti Bellunesi agli speculatori dell’acqua è permesso pagare per succhiare nei loro grandi tubi anche i torrenti minori, quelli che scorrono selvaggi attraverso le pareti di roccia decretate, solo due anni or sono, patrimonio dell’umanità.

Ma i cantieri che stanno straziando la Valle del Mis questa volta ci hanno visto arrivare, al seguito dei folletti Mazaròi, a piantare alberi e fiori, segno della resistenza nei confronti di chi vorrebbe che ci dimenticassimo qual’è la nostra vera Natura.

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per info, rasssegna stampa e video della marcia: http://bellunopiu.it/

Un articolo di Pietro Scarnera su ORWELL MAGAZINE :

Folletti contro ruspe

Ai piedi delle Dolomiti bellunesi, nel cuore di un parco naturale, le ruspe lavorano per costruire una centralina idroelettrica, una delle tante con cui si prova a sfruttare le risorse idriche della zona. Il 22 luglio mille persone hanno manifestato contro il cantiere: in testa al corteo c’era anche la fumettista Marina Girardi, che ci racconta i motivi della protesta

per continure a leggere

L’estinzione dell’alta velocità

Postato martedì, luglio 10th, 2012 at 19:28

La valle che resiste è innanzitutto bella, perchè non ha una sola voce, ma tante diverse, che riescono a cantare insieme sopra i rumori delle camionette e degli escavatori.

E poi è forte, perchè sforzandosi di includere tutte le differenti visioni della lotta, sta creando strumenti capaci di aprire varchi nel filo spinato di quei cantieri che ci vorrebbero preparare un futuro di alienazione e cemento, di sensi unici e monolocali.

Mentre le ruspe apparecchiano il deserto dove far sorgere le arterie di collegamento di una megalopoli diffusa, la Val Susa No Tav da anni continua a seminare spazi di incontro dove si discute, si mangia insieme, ci si guarda ancora negli occhi, dove si coltivano le reali alternative, le altre velocità, le diverse lentezze della libertà.

Con Marco Bailone e Rocco Lombardi abbiamo provato a dare la nostra visone intrecciata, sul muro dell’ex dinamitificio di Avigliana, uno dei luoghi che, grazie ai ragazzi della valle, ora avrà una nuova vita, di sicuro altrettanto scoppiettante!

L'estinzione

Per meglio entrare nel tunnel dell’estinzione dell’alta velocità puoi cliccare sull’immagine qui sotto:

MURALES-NoTAV

www.notav.info

http://www.ambientevalsusa.it/

http://www.lavallecheresiste.info/

VAL DELLA PIETRA NERA

Postato lunedì, maggio 7th, 2012 at 15:25

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Grazie a Luca e all’osteria alpina che mi ha ospitato.

Madre Russia

Postato mercoledì, maggio 2nd, 2012 at 11:18

Per le strade di Bologna trovate Piazza Grande di maggio,

con un numero sulle nostre prigioni.

La Piantaggine di questo mese racconta un carcere nascosto tra le nostre case.

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Alfio, che a pochi metri da me propone dipinti a tinte forti apostrofando al volo i passanti, ferma una signora intenta alle sue spese domandandole -è italiana lei?

- No, sono russa, risponde la donna, anzi ero russa, ma adesso hanno diviso le repubbliche baltiche e sono diventata lituana.

Elena lavora come badante a casa di una signora bolognese di novantanove anni, la assiste 24 ore su 24:

–É come il carcere, dice abbassando la voce, la signora mi insulta con parole volgari, è andata di testa… alle volte però posso avere un po’ di libertà, come usare il computer la sera, ma non sempre la famiglia è contenta che lo faccia.

Quando vede i miei disegni le si illuminano gli occhi e mi racconta che anche sua figlia dipinge, ma vive lontano, a San Pietroburgo:

– una città bellissima devi andare anche te!

Quando era a casa, nel suo paese, Elena viaggiava molto, amava sciare e camminare nella foresta, non sopportava di stare chiusa in casa. Ma tra tre anni andrà in pensione e tornerà a fare quella vita, mi assicura, solo con qualche acciacco in più alla schiena.

- Da noi è molto bello, pulito e poi non ci son tutti questi diversi, ci siamo solo noi. Io non sono razzista, ma è difficile vivere con gli ospiti. Anche se uno dice di essere diventato italiano, non è vero. A me può anche piacere l’Italia, ma dentro rimango sempre russa.

Piantaggini è il diario di una pittrice di strada e cresce ogni mese tra le pagine di Piazza Grande, il giornale di strada di Bolgna fondato dalle persone senza dimora

http://www.piazzagrande.it/

LETIZIA-la città delle donne

Postato lunedì, marzo 5th, 2012 at 19:06

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Letizia ha 47 anni e fino a pochi mesi fa aveva un lavoro e viveva in un appartamento in affitto.

Il lavoro però era in nero e una volta licenziata si è trovata senza soldi, né tutele, così anche da casa hanno fatto presto a sfrattarla. Ha fatto richiesta per ottenere un posto al dormitorio e ora condivide, con altre cinque donne, un grande stanzone dalle alte pareti bianche.

“Qua dentro c’è gente che sta in strada da una vita, io sono una novellina e me ne voglio andare al più presto, anche se qui mi hanno accolto bene, sono diventata un po’ la loro mascotte…”

Letizia non vuole rivelare la sua vera identità perché tra pochi giorni ha un colloquio per un impiego “La gente è piena di pregiudizi, non si sa mai, e poi basta che racconti la mia storia in modo generico, così non mi si riconosce, sono poi cose che succedono a tante altre donne…”

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www.piazzagrande.it

Eldi

Postato martedì, febbraio 14th, 2012 at 11:33

Anche nella furia del blizzard crescono le Piantaggini…

…ecco quella che trovate su Piazza Grande di febbraio.

ELDI

Mentre dipingo coi guanti di lana cervi che scavalcano montagne coperte di neve, mi si appoggiano due mani gelate sugli occhi -Chi é?- Fa una voce vagamente conosciuta alle mie spalle.

Eldi l’ho conosciuto ai tempi dell’Accademia, a forza di incontrarci durante la pausa pranzo sotto ai portici di Piazza Puntoni, lui studiava pittura, portava sempre pantaloni spruzzati di colore acceso e all’epoca era da poco arrivato dall’Albania.

Tra una lezione e l’altra mi raccontava che per poter ottenere il permesso di soggiorno aveva bisogno di un contratto di lavoro, così si era fatto assumere da una cooperativa sociale e creava manufatti artistici con ragazzi disabili.

A distanza di anni Eldi dipinge ancora e lavora per la stessa cooperativa, ma ha deciso di cambiare ambito e così ha accettato un posto come assistente in un centro di accoglienza per profughi dove hanno sistemato 47 persone provenienti da Libia, Tunisia, Pakistan e Nigeria.

-Marina, ogni giorno andare al lavoro è una battaglia e io devo vedermela da solo, fare da mediatore tra queste persone, la cooperativa, le istituzioni…

Eldi mi descrive un luogo in cui le giornate sono tutte uguali, la gente non ha né stimoli né prospettive e la noia e il senso di abbandono si trasformano in nervosismo, insofferenza, piccoli episodi di violenza:

-Quest’esperienza comunque mi insegna molto e anche se voglio fare il pittore, parte della mia vita intendo continuare a spenderla nel sociale… ma vorrei che non fosse così dura!

(Alcuni lavori di Eldi Veizaj si possono vedere qui)