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Eldi

Postato martedì, febbraio 14th, 2012 at 11:33

Anche nella furia del blizzard crescono le Piantaggini…

…ecco quella che trovate su Piazza Grande di febbraio.

ELDI

Mentre dipingo coi guanti di lana cervi che scavalcano montagne coperte di neve, mi si appoggiano due mani gelate sugli occhi -Chi é?- Fa una voce vagamente conosciuta alle mie spalle.

Eldi l’ho conosciuto ai tempi dell’Accademia, a forza di incontrarci durante la pausa pranzo sotto ai portici di Piazza Puntoni, lui studiava pittura, portava sempre pantaloni spruzzati di colore acceso e all’epoca era da poco arrivato dall’Albania.

Tra una lezione e l’altra mi raccontava che per poter ottenere il permesso di soggiorno aveva bisogno di un contratto di lavoro, così si era fatto assumere da una cooperativa sociale e creava manufatti artistici con ragazzi disabili.

A distanza di anni Eldi dipinge ancora e lavora per la stessa cooperativa, ma ha deciso di cambiare ambito e così ha accettato un posto come assistente in un centro di accoglienza per profughi dove hanno sistemato 47 persone provenienti da Libia, Tunisia, Pakistan e Nigeria.

-Marina, ogni giorno andare al lavoro è una battaglia e io devo vedermela da solo, fare da mediatore tra queste persone, la cooperativa, le istituzioni…

Eldi mi descrive un luogo in cui le giornate sono tutte uguali, la gente non ha né stimoli né prospettive e la noia e il senso di abbandono si trasformano in nervosismo, insofferenza, piccoli episodi di violenza:

-Quest’esperienza comunque mi insegna molto e anche se voglio fare il pittore, parte della mia vita intendo continuare a spenderla nel sociale… ma vorrei che non fosse così dura!

(Alcuni lavori di Eldi Veizaj si possono vedere qui)

preghierina2 (l’è bel finch’el dura)

Postato martedì, dicembre 27th, 2011 at 20:15

venezianatale

Il treno che mi porta a casa la vigilia di Natale arriva a Mestre e lì, invece di attendermi un altro convoglio che mi conduca dai miei cari, trovo un’ora d’attesa al freddo e al gelo. E così, invece di scavalcare un ragazzo disteso a dormire sul pavimento per sedermi in sala d’attesa, decido di fare un giretto a Venezia, giusto il tempo di un saluto al Canal Grande dal Ponte degli Scalzi.

Trovo una città che tace sotto al cielo plumbeo, pochi turisti avvolti dalla foschia lagunare, i gabbiani che cercano di aprire i sacchi dell’immondizia a colpi di becco. Sulla chiesa di San Simon Picolo, di fronte alla stazione, è spalmata la consueta gigantografia che reclamizza lo sponsor di turno, del tutto inaspettati appaiono invece gli strani pupazzi in abito ferroviario appesi col cappio ai lampioni.

Sono incappata nella protesta dei lavoratori di Trenitalia dove i fantocci impiccati rappresentano le 880 vittime di fresco licenziamento, una strage avvenuta in seguito ai recenti tagli sui treni pendolari e notturni previsti dalla politica commerciale dell’azienda. Non posso che firmare la loro petizione e risalire mestamente sul treno per Conegliano, contenta solo per aver abbracciato, almeno con lo sguardo, gli ex impiegati di Trenitalia in piedi davanti alla tenda con i termos in mano.

La mattina di Natale invece è tersa e luminosa, salgo al laghetto e mi accosto alla riva ghiacciata per disegnare la preghierina di quest’anno (ecco quella dell’anno passato). Al momento di andarmene incrocio un vecchio dai folti baffi bianchi

- Ghe nè el sol, ma l’è drio far su nuvoloni- mi apostrofa- eeh…l’è bel finch’el dura!

lagodipradella2

Mafia e neve

Postato lunedì, dicembre 12th, 2011 at 17:04

È già spuntata anche una piccola piantaggine di dicembre, sempre su Piazza Grande.

ILONAORKIDEA

I primi freddi mi portano Ilona Orkidea, una ragazzona finlandese dai lacrimosi occhi chiari che è venuta in vacanza in Italia per fuggire ai meno-venti-gradi del suo paese -… e per vedere il Teatro dell’Opera, of course!

Ilona mi pone una serie di dettagliate domande sulla condizione degli artisti qui da noi, vuole sapere se sia dura come in Finlandia, perché lei, pur essendo una pittrice e compositrice di musica classica, si guadagna da vivere lavorando per un centro di statistiche. Le rispondo che in Italia la vita è dura quasi per tutti – per via della crisi? Mi chiede – sì anche. E le spiego un paio di cosette a proposito delle lobby e dei rapporti tra la mafia e i nostro governanti.

Ilona si fa seria seria, mi si avvicina con aria da cospiratrice e mi dà una soffiata :

- Ho intenzione di prendere in affitto un appartamento in Sicilia e quando sarò lì indagherò sulla mafia!

Le ho detto che se quello è il suo scopo non è necessario spingersi così a sud. Lei mi ha spiegato, riacquistando il suo sorriso di zucchero, che in fondo per lei l’importante è fuggire lontano dalle scandinave nevi perenni.

il clarinetto

Postato giovedì, novembre 17th, 2011 at 13:21

Su PIAZZA GRANDE di Novembre è spuntata un’altra Piantaggine

(e qui potete rileggere le altre):

clarinetto

A mezzodì dell’ultimo sabato caldo della stagione Giuliana mi si para davanti col suo sorriso di cioccolato e i gioielli da sciamana messicana, tutta contenta di imbattersi inaspettatamente nei miei colori.

È appena tornata dal Portogallo. Mi spiega che era andata a fare l’Erasmus a Porto, per completare con un anno all’estero gli studi in Scienze della Formazione, e alla fine si è trovata a lavorare in una bellissima fattoria didattica con vista sull’oceano.

Quando si accorge di Raffaele, un clarinettista che oggi mi fa compagnia seduto a suonare poco più in là, Giuliana mi racconta che ora che è di nuovo a Bologna ha ripreso a suonare il clarinetto – Per meglio sopportare l’aria irrespirabile e le facce rassegnate che vedo in giro- dice continuando a illuminarmi col suo sorriso.

Raffaele, che quasi ogni giorno fa risuonare i portici bolognesi con pezzi tradizionali kletzmer e blues della vecchia New Orleans, tanghi e brani improvvisati, oggi ha dovuto interrompere la sua esecuzione per dare lezioni a Giuliana che non si sa come non smette di sorridere nemmeno mentre suona.

Riccione blues

Postato mercoledì, ottobre 19th, 2011 at 17:22

La mareggiata ruggisce

di sabbia di importazione

risputa il torsolo della riviera

spolpata dall’alta stagione.

riccione-blues1

riccione-blues2

TIDEI

Postato lunedì, settembre 19th, 2011 at 13:59

tubistarasta

Per raggiungere via Oberdan il mattino del T-day devo sgomitare, assieme al mio carrellino, tra la gente assiepata di fronte al nuovo Apple store. Almeno duecento persone attendono pazienti il loro turno sotto il sole troppo caldo di inizio settembre, per entrare e ricevere la maglietta commemorativa dell’inaugurazione del negozio.

Oggi le vie del centro (quelle che formano la “T” appunto) sono completamente chiuse al traffico, una grande isola pedonale, una piazza totale animata da decine di iniziative. Le biciclette corrono libere dove di solito rischiano di essere arrotate dal 19 o dal 13, trasportano annunci pubblicitari o trascinano taxi-risciò gratis a consumo zero e anche Leo può sfrecciare felice sulla bici a due piani che si è costruito alla ciclofficina dell’xm24.

Il mio solito angolo all’inizio della via è ombreggiato dal gazebo di una clinica dentistica e quasi tutto il giorno mi terranno compagnia distributori di volantini e palloncini pubblicitari. L’inedito silenzio è rotto solo dalle note del basso tuba che un ragazzo coi rasta suona scalzo poco più in là.

Ogni cosa è al suo posto e tutto scorre liscio: il Popolo delle Libertà raccoglie adesioni accanto ai ragazzi di Save the children, io dipingo macchie blu che si trasformano, come spesso accade, in alberi o donne pensierose, il mio pasticcere albanese di fiducia mi serve il caffè con un sorriso sconosciuto, perfino lo spazzino cinese non imbraccia la consueta diavoleria a motore ma la cara vecchia ramazza e lo fa con solerzia a mezzodì, alle sette di sera e perfino alle undici passate, con la stessa compunta espressione.

Alla ragazza bionda numero uno il babbo regalerà un’automobile per il compleanno, la ragazza bionda numero due dice di aver e la pelle d’oca per l’emozione e la ragazza bionda numero tre grida mostrando il braccio: – Anch’io, guarda!

Chissà se le campane suonano a festa solo oggi o lo fanno tutti i sabati, ma per via del rumore del traffico io non sono mai riuscita a sentirle.

Bologna, 17 settembre 2011

tidei

donna-blublu

alberoblublu

cervo-blublu

PIANTAGGINI

Postato giovedì, luglio 21st, 2011 at 17:57

Bolognesi e bolognese, prima di andare in ferie andate agli angoli dei portici e cercate Piazza Grande. Altrimenti rischiate di perdervi il numero estivo e con esso la prima puntata della rubrica PIANTAGGINI-diario di una pittrice di strada-.

Ecco qui l’articolo per tutti i foresti… e anche per i bolognesi e le bolognese che ci hanno i ricci nelle tasche!

ALFIO

Jasmine ha nove anni e di soprannome fa Rachele. Mentre la madre chiede l’elemosina seduta a gambe incrociate in mezzo a via Oberdan, lei se ne sta seduta sul gradino di un portone, con in braccio il suo bambolotto. Appena ho terminato di montare il mio cavalletto e di attaccare i disegni con lo scotch carta al muro sento una vocina alle mie spalle:

- Lo sai disegnare un coniglio?

Jasmine-Rachele mi chiede di disegnarle un coniglio che guarda un pesciolino nuotare nella sua boccia di vetro. Poi mi fa aggiungere un cuore rosso, perché si vogliono bene, e tanti nomi sparsi per il foglio.

- Sono i nomi dei tuoi compagni di classe? – Le domando

– No, sono i miei amici, io non vado a scuola.

Ha grandi occhi marroni Jasmine-Rachele, con ciglia lunghe lunghe, uno sguardo senza ombre e l’aria felice per aver trovato un modo con cui cacciare la noia. Osserva il disegno che le ho fatto e afferma con aria solenne che è davvero bellissimo. Quando passa un ragazzo africano a chiederci una moneta lei commenta:

- Ci sono tanti poveri. Anche noi siamo poveri, non ci sono mai soldi.

Verso ora di pranzo passa Paolo a domandarmi prima una sigaretta e poi se posso fargli fare una telefonata col mio cellulare:

- Ho bisogno di una doccia, devo chiamare ’sto mio amico, ma quelle cazzo di zingare riempiono i telefoni pubblici con la carta igienica così poi la prima cosa che fanno alla mattina è andarsi a fottere le monete, per non prendere le botte dai mariti.

Paolo era operatore sociale, lavorava anche con i senza dimora. Poi senza casa ci è rimasto lui, con una brutta depressione e una chitarra che maltratta delle volte facendo cappello a pochi metri da me.

Più tardi nel pomeriggio arriva anche Alfio, puntuale come il sole che lo sorprende nella sua solita postazione e che gli fa cercare l’ombra vicino a me per qualche ora. Dopo aver disposto a terra i dipinti che la sua mamma ottantenne ha prodotto nelle ultime notti insonni, si accende una sigaretta e mi grida:

- Dove vai quest’estate? Io me ne voglio andare da Bologna, ma per sempre però!

Quando si fa sera, dall’angolo in fondo alla libreria giungono i cori a tre voci di Mariadele e dei suoi amici. Stanno cantando Ederlezi, quella triste canzone popolare che Goran Bregovic ha riarrangiato per accompagnare Il tempo dei gitani, il film di Kusturiza. Jasmine-Rachele, che si era di nuovo seduta al mio fianco, questa volta a consigliarmi di disegnare una sposa con un fiore in mano, si alza e corre via. Poi torna da me, ansimante:

- È una canzone nella mia lingua, nella lingua rom. Dice: questa è la nostra festa babbo, la festa della primavera!

- Dov’è il tuo papà? – Le chiedo.

- È andato via, non torna più. Io e la mamma adesso stiamo da sole, abitiamo da mia zia.

Poi Jasmine-Rachele scappa via di nuovo, questa volta per chiedere a sua madre una moneta da buttare nella custodia della chitarra di Mariadele e dei suoi amici.

jasmine-rachele