Archivi per categoria: PIANTAGGINI

Magira InBici e le Piantaggini di Maggio

Postato lunedì, maggio 16th, 2016 at 16:19

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Piantaggini di Fine Maggio

Postato martedì, giugno 16th, 2015 at 09:51

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Magira InBici

Postato martedì, aprile 28th, 2015 at 13:28

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Eccomi a darvi il benvenuto sulla nuova pagina facebook, che proverà a seguire l’atelier rotante di Magira inBici.

I disegni di buon auspicio che mando a tutti per festeggiare sono gli ultimi nati all’angolo di via Oberdan lo scorso venerdì, tra gli sciami di ragazzine intente allo shopping e gli incontri che ogni volta emozionano la pittrice in bicicletta.

Come quello con Alfio: “Artista!” mi apostrofa come al solito: “Aiutami a mettermi la giacca: ho il braccio fasciato che son caduto nella doccia!” Alfio che stava al mio fianco fino a qualche mese fa, vendendo gli sgargianti dipinti della madre e che ora, dopo l’ultimo TSO vaga inebetito per le vie della città. A lui e a tutte le traiettorie sbilenche dedico quel mio provare ogni tanto a stare lì, sul ciglio ad ascoltare.

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AHMADI

Postato venerdì, dicembre 20th, 2013 at 12:36

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Cosa ci fa quel ragazzo seduto a terra, appoggiato al muro sotto al portico del Crusel?

È da più di mezz’ora che scrive senza alzare gli occhi da un foglio che tiene appoggiato alle ginocchia, totalmente assorto nella sua occupazione. Eppure fa freddo, è dicembre inoltrato e la sera, a quest’ora la temperatura sarà poco sopra lo zero. Ma lui continua a scrivere, senza badare alla gente rumorosa che popola via del Pratello.

– Forse è ubriaco, penso, sarà uno scrittore a cui è giunta fulminea un’ispirazione…-

Nell’avvicinarmi mi accorgo che i fogli già scritti sono tanti, con caratteri arabi, calcati forte da una biro blu.

- Cosa scrivi? Gli domando accovacciandomi al suo fianco

- Una lettera, per i miei fratelli che sono alla Dozza – fa lui, alzando gli occhi neri dalle pagine fitte di parole – anche se non serve a molto io gli scrivo per fargli sentire che sono vicino… in carcere fa molto freddo.

- Come ti chiami?

- Ahmadi, vengo dalla Tunisia

- Un paese difficile..

- È questo che fa più male, perchè anche se i miei fratelli sono di nuovo liberi, poi è un casino anche fuori.

LE ALTRE PIANTAGGINI si trovano sugli arretrati di PIAZZA GRANDE oppure si possono leggere QUI.

Il gradino della discordia

Postato giovedì, giugno 20th, 2013 at 12:32

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Sul gradino più ambito di via Oberdan, quello accanto al muro dove di solito appendo i disegni, la prima mattina di giugno trovo seduta una donna che non ho mai visto. È ripiegata su sé stessa, con la frangia nera nasconde gli occhi, sul cartello di cartone ci sono le foto di tre bambini.

“In realtà di figli ne ho sei, ma non lo dico perché la gente non mi crede, oppure ha pietà di me e io non voglio: a me bastano i soldi per dare da mangiare ai miei bambini, per comprare le cose per la scuola.”

K. non ha più lavoro da quando la ditta per la quale faceva le pulizie in ospedale ha perso l’appalto. È arrabbiata perché poche ore prima, la donna che di solito siede su quel gradino, nel trovare il posto occupato l’ha minacciata con l’intento di cacciarla e poi si è seduta a pochi metri, anche lei col suo cestino per l’elemosina, rovinandole il guadagno:

“E mi fa ancora più arrabbiare perché lei mi conosce, sa la mia situazione, sa del mio figlio disabile che non può avere la pensione finché non avrà la cittadinanza, a 18 anni, sa che mio marito mi ha lasciata, e poi anche lei è del mio paese, non può minacciarmi.”

A. e K. hanno la pelle bruna, gli stessi occhi neri, ma mentre la prima è serba di etnia Rom, K. è di origine rumena: i suoi nonni sono emigrati in Serbia durante la seconda guerra mondiale, in seguito alle persecuzioni naziste.

“Lei si può mettere anche in via Rizzoli, io mi metto qui perché è una via nascosta, mi vergogno a farmi vedere in strada: sono in Italia dall’89 e mi conoscono molte persone, insegnanti e amici dei miei figli …ma preferisco chiedere l’elemosina che fare cose disoneste.”

Sulakfaht di Natale – Tartaruga di Natale

Postato martedì, dicembre 18th, 2012 at 19:38

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Domenica di metà dicembre. Attraverso, sulla bicicletta carica di disegni, la città intirizzita, intenta a rifarsi le piume dopo la gelata notturna.

Salutano la mia pedalata sorrisi che si aprono bianchi sotto occhi scuri. Il ragazzo filippino che rastrella le foglie secche nel cortile di una villetta di via Alberti, il signore pakistano con la sciarpa attorno alle orecchie che vende il Resto del Carlino al semaforo tra Masi e Mazzini, un giovane rom che si sta infilando la tracolla della fisarmonica, seduto sui gradini di Santa Maria della Pietà, in San Vitale.

Incomincio a impastare civette a pastello e a sfornare tartarughe di Natale mentre sale dalla pianura l’alito ghiacciato della nebbia. Arrivano le prime visite: Freddy con il flauto nello zaino e il suo piccolo cane, la bambina Martina che oggi ha due ciuffi di capelli blu, Davide che si è licenziato dall’ultimo incarico come infermiere dopo aver scoperto gli affari mafiosi dei suoi superiori, e ora è tornato a dormire in stazione.

La gente si accalca alla cassa dei negozi e si fermano a farmi gli auguri Pilo che sta organizzando il suo prossimo viaggio verso il caldo sudamericano, Giuditta che trascorrerà il Natale a danzare in India e Eldi che invece tornerà qualche giorno in Albania, contento di prendersi una pausa dal guazzabuglio precario dei suoi lavori.

Alla solita ora, nel primo pomeriggio, viene a farmi il solletico la signora Maria che, con i suoi settantacinque anni, l’altro giorno è caduta, ma il gesso che le han messo sul naso se l’è tolto da sola perché altrimenti non riusciva a vedere la televisione. E all’ora del tè ecco Primo Gnani, che invece ha superato gli ottanta, con i suoi racconti di quando era bambino e andava dal pasticcere a comprare per pochi spiccioli le briciole che avanzavano sui vassoi delle paste.

Quando si accendono le luci dorate delle comete appese al cielo nero, avviene l’incontro fortuito tra Enrico grande, contento per il successo del primo mercatino per bambini al circolo Atlantide dove di solito organizza concerti punk, e la mamma di Enrico piccolo che all’Atlantide ci abita vicino e non soffre la musica dei concerti, che anzi le allieta le levatacce quando è ora di allattare.

Al momento di chiudere i colori nel cassone di legno sul portapacchi della bici, Rashid e Mustafà si fermano a insegnarmi i nomi arabi degli animali che ho disegnato -“filun” l’elefante, “bumun” la civetta e “sulakfaht” la tartaruga.

Quando gli domando cosa faranno a Natale, loro che sono musulmani, mi rispondono: -Anche noi festeggiamo, coi nostri amici pakistani, ucraini e rumeni. Facciamo festa anche a capodanno: il nostro sarebbe stato a novembre, ma adesso siamo in Italia!

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Madre Russia

Postato mercoledì, maggio 2nd, 2012 at 11:18

Per le strade di Bologna trovate Piazza Grande di maggio,

con un numero sulle nostre prigioni.

La Piantaggine di questo mese racconta un carcere nascosto tra le nostre case.

Elena

Alfio, che a pochi metri da me propone dipinti a tinte forti apostrofando al volo i passanti, ferma una signora intenta alle sue spese domandandole -è italiana lei?

- No, sono russa, risponde la donna, anzi ero russa, ma adesso hanno diviso le repubbliche baltiche e sono diventata lituana.

Elena lavora come badante a casa di una signora bolognese di novantanove anni, la assiste 24 ore su 24:

–É come il carcere, dice abbassando la voce, la signora mi insulta con parole volgari, è andata di testa… alle volte però posso avere un po’ di libertà, come usare il computer la sera, ma non sempre la famiglia è contenta che lo faccia.

Quando vede i miei disegni le si illuminano gli occhi e mi racconta che anche sua figlia dipinge, ma vive lontano, a San Pietroburgo:

– una città bellissima devi andare anche te!

Quando era a casa, nel suo paese, Elena viaggiava molto, amava sciare e camminare nella foresta, non sopportava di stare chiusa in casa. Ma tra tre anni andrà in pensione e tornerà a fare quella vita, mi assicura, solo con qualche acciacco in più alla schiena.

- Da noi è molto bello, pulito e poi non ci son tutti questi diversi, ci siamo solo noi. Io non sono razzista, ma è difficile vivere con gli ospiti. Anche se uno dice di essere diventato italiano, non è vero. A me può anche piacere l’Italia, ma dentro rimango sempre russa.

Piantaggini è il diario di una pittrice di strada e cresce ogni mese tra le pagine di Piazza Grande, il giornale di strada di Bolgna fondato dalle persone senza dimora

http://www.piazzagrande.it/

LETIZIA-la città delle donne

Postato lunedì, marzo 5th, 2012 at 19:06

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Letizia ha 47 anni e fino a pochi mesi fa aveva un lavoro e viveva in un appartamento in affitto.

Il lavoro però era in nero e una volta licenziata si è trovata senza soldi, né tutele, così anche da casa hanno fatto presto a sfrattarla. Ha fatto richiesta per ottenere un posto al dormitorio e ora condivide, con altre cinque donne, un grande stanzone dalle alte pareti bianche.

“Qua dentro c’è gente che sta in strada da una vita, io sono una novellina e me ne voglio andare al più presto, anche se qui mi hanno accolto bene, sono diventata un po’ la loro mascotte…”

Letizia non vuole rivelare la sua vera identità perché tra pochi giorni ha un colloquio per un impiego “La gente è piena di pregiudizi, non si sa mai, e poi basta che racconti la mia storia in modo generico, così non mi si riconosce, sono poi cose che succedono a tante altre donne…”

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www.piazzagrande.it

Eldi

Postato martedì, febbraio 14th, 2012 at 11:33

Anche nella furia del blizzard crescono le Piantaggini…

…ecco quella che trovate su Piazza Grande di febbraio.

ELDI

Mentre dipingo coi guanti di lana cervi che scavalcano montagne coperte di neve, mi si appoggiano due mani gelate sugli occhi -Chi é?- Fa una voce vagamente conosciuta alle mie spalle.

Eldi l’ho conosciuto ai tempi dell’Accademia, a forza di incontrarci durante la pausa pranzo sotto ai portici di Piazza Puntoni, lui studiava pittura, portava sempre pantaloni spruzzati di colore acceso e all’epoca era da poco arrivato dall’Albania.

Tra una lezione e l’altra mi raccontava che per poter ottenere il permesso di soggiorno aveva bisogno di un contratto di lavoro, così si era fatto assumere da una cooperativa sociale e creava manufatti artistici con ragazzi disabili.

A distanza di anni Eldi dipinge ancora e lavora per la stessa cooperativa, ma ha deciso di cambiare ambito e così ha accettato un posto come assistente in un centro di accoglienza per profughi dove hanno sistemato 47 persone provenienti da Libia, Tunisia, Pakistan e Nigeria.

-Marina, ogni giorno andare al lavoro è una battaglia e io devo vedermela da solo, fare da mediatore tra queste persone, la cooperativa, le istituzioni…

Eldi mi descrive un luogo in cui le giornate sono tutte uguali, la gente non ha né stimoli né prospettive e la noia e il senso di abbandono si trasformano in nervosismo, insofferenza, piccoli episodi di violenza:

-Quest’esperienza comunque mi insegna molto e anche se voglio fare il pittore, parte della mia vita intendo continuare a spenderla nel sociale… ma vorrei che non fosse così dura!

(Alcuni lavori di Eldi Veizaj si possono vedere qui)

Mafia e neve

Postato lunedì, dicembre 12th, 2011 at 17:04

È già spuntata anche una piccola piantaggine di dicembre, sempre su Piazza Grande.

ILONAORKIDEA

I primi freddi mi portano Ilona Orkidea, una ragazzona finlandese dai lacrimosi occhi chiari che è venuta in vacanza in Italia per fuggire ai meno-venti-gradi del suo paese -… e per vedere il Teatro dell’Opera, of course!

Ilona mi pone una serie di dettagliate domande sulla condizione degli artisti qui da noi, vuole sapere se sia dura come in Finlandia, perché lei, pur essendo una pittrice e compositrice di musica classica, si guadagna da vivere lavorando per un centro di statistiche. Le rispondo che in Italia la vita è dura quasi per tutti – per via della crisi? Mi chiede – sì anche. E le spiego un paio di cosette a proposito delle lobby e dei rapporti tra la mafia e i nostro governanti.

Ilona si fa seria seria, mi si avvicina con aria da cospiratrice e mi dà una soffiata :

- Ho intenzione di prendere in affitto un appartamento in Sicilia e quando sarò lì indagherò sulla mafia!

Le ho detto che se quello è il suo scopo non è necessario spingersi così a sud. Lei mi ha spiegato, riacquistando il suo sorriso di zucchero, che in fondo per lei l’importante è fuggire lontano dalle scandinave nevi perenni.

il clarinetto

Postato giovedì, novembre 17th, 2011 at 13:21

Su PIAZZA GRANDE di Novembre è spuntata un’altra Piantaggine

(e qui potete rileggere le altre):

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A mezzodì dell’ultimo sabato caldo della stagione Giuliana mi si para davanti col suo sorriso di cioccolato e i gioielli da sciamana messicana, tutta contenta di imbattersi inaspettatamente nei miei colori.

È appena tornata dal Portogallo. Mi spiega che era andata a fare l’Erasmus a Porto, per completare con un anno all’estero gli studi in Scienze della Formazione, e alla fine si è trovata a lavorare in una bellissima fattoria didattica con vista sull’oceano.

Quando si accorge di Raffaele, un clarinettista che oggi mi fa compagnia seduto a suonare poco più in là, Giuliana mi racconta che ora che è di nuovo a Bologna ha ripreso a suonare il clarinetto – Per meglio sopportare l’aria irrespirabile e le facce rassegnate che vedo in giro- dice continuando a illuminarmi col suo sorriso.

Raffaele, che quasi ogni giorno fa risuonare i portici bolognesi con pezzi tradizionali kletzmer e blues della vecchia New Orleans, tanghi e brani improvvisati, oggi ha dovuto interrompere la sua esecuzione per dare lezioni a Giuliana che non si sa come non smette di sorridere nemmeno mentre suona.

TIDEI

Postato lunedì, settembre 19th, 2011 at 13:59

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Per raggiungere via Oberdan il mattino del T-day devo sgomitare, assieme al mio carrellino, tra la gente assiepata di fronte al nuovo Apple store. Almeno duecento persone attendono pazienti il loro turno sotto il sole troppo caldo di inizio settembre, per entrare e ricevere la maglietta commemorativa dell’inaugurazione del negozio.

Oggi le vie del centro (quelle che formano la “T” appunto) sono completamente chiuse al traffico, una grande isola pedonale, una piazza totale animata da decine di iniziative. Le biciclette corrono libere dove di solito rischiano di essere arrotate dal 19 o dal 13, trasportano annunci pubblicitari o trascinano taxi-risciò gratis a consumo zero e anche Leo può sfrecciare felice sulla bici a due piani che si è costruito alla ciclofficina dell’xm24.

Il mio solito angolo all’inizio della via è ombreggiato dal gazebo di una clinica dentistica e quasi tutto il giorno mi terranno compagnia distributori di volantini e palloncini pubblicitari. L’inedito silenzio è rotto solo dalle note del basso tuba che un ragazzo coi rasta suona scalzo poco più in là.

Ogni cosa è al suo posto e tutto scorre liscio: il Popolo delle Libertà raccoglie adesioni accanto ai ragazzi di Save the children, io dipingo macchie blu che si trasformano, come spesso accade, in alberi o donne pensierose, il mio pasticcere albanese di fiducia mi serve il caffè con un sorriso sconosciuto, perfino lo spazzino cinese non imbraccia la consueta diavoleria a motore ma la cara vecchia ramazza e lo fa con solerzia a mezzodì, alle sette di sera e perfino alle undici passate, con la stessa compunta espressione.

Alla ragazza bionda numero uno il babbo regalerà un’automobile per il compleanno, la ragazza bionda numero due dice di aver e la pelle d’oca per l’emozione e la ragazza bionda numero tre grida mostrando il braccio: – Anch’io, guarda!

Chissà se le campane suonano a festa solo oggi o lo fanno tutti i sabati, ma per via del rumore del traffico io non sono mai riuscita a sentirle.

Bologna, 17 settembre 2011

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