Archivi per categoria: storie brevi

Piantaggini di Fine Maggio

Postato martedì, giugno 16th, 2015 at 09:51

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BENIBENIUSU A CARBONIA

Postato venerdì, gennaio 30th, 2015 at 13:52

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Carbonia vista da Magira. Intervista a Marina Girardi

Classe ’79, bellunese di nascita, Marina Girardi si può incontrare, a piedi o in bici, per le vie di Bologna, città dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti in Fumetto e Illustrazione.
Nel 2008 vince il premio Komikazen, il Festival internazionale del fumetto di realtà di Ravenna, presentando Kurden People, pubblicato poi nel 2009.
Le sue esperienze di educatrice ambientale, di docente in laboratori di fumetto e di “cantastoriessa”, hanno trovato una sintesi con il progetto Nomadisegni: insieme a Rocco Lombardi gira l’Italia, coinvolgendo grandi e bambini in laboratori di fumetto itineranti e trovando, al tempo stesso, spunti per nuove storie e nuovi disegni.
Lungo il suo cammino è stata anche a Carbonia. Da quell’incontro sono nate quattro tavole, che da allora viaggiano insieme a lei, aiutandola a raccontare le storie nascoste dentro al paesaggio.

Carbonia.net: Ciao Marina. Innanzitutto, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Ricordi il momento in cui hai capito che saresti diventata un’illustratrice?

Magira: Non c’è stato un momento di rivelazione, ma un processo di ricerca, un continuo tentativo di portare avanti le mie passioni e trovare il modo di unirle in qualcosa di organico. Quando mi sono trasferita a Bologna dopo il liceo, iscritta a una facoltà che non mi soddisfaceva e intenta a fare mille lavoretti per mantenermi, mi sentivo sperduta e demotivata, allora ho deciso di prendere sul serio i miei quaderni pieni di racconti, canzoni, disegni e di cercarmi dei maestri. Per far sì che anche la mia fonte principale d’ispirazione, l’ambiente naturale, diventasse parte della mia professione, nel contempo portavo avanti esperienze di lavoro agricolo e come educatrice ambientale in una fattoria didattica.

Carbonia.net: Dove trovi principalmente la tua ispirazione?

Magira: Il motore di fondo è la dimensione del nomadismo che porta alla sospensione delle sovrastrutture legate alla quotidianità e dunque alla contemplazione e alla meraviglia. É soprattutto quando mi immergo nel paesaggio, con lunghe o brevi passeggiate, a piedi o in bicicletta, a trovare ispirazione. Il mio mondo interiore si specchia nell’ambiente che attraverso e riesco a dargli forma. Prediligo gli ambienti dove natura e cultura si incontrano, e più l’ambiente è suggestivo e gli incontri interessanti, più prende forza l’esigenza di raccontare.

Carbonia.net: I progressi tecnologici e il veloce modificarsi dei metodi di fruizione di contenuti, come ad esempio gli ebook, hanno influito nel modo di pensare alle tue creazioni?

Magira: Ho sempre accostato l’utilizzo di blog e social network con attività che invece sono occasioni di incontro vero e proprio (i laboratori, i festival, una bicicletta da pittrice con cui creo un atelier “on the road”, uno spettacolo di cantastorie): non concepisco l’una cosa senza l’altra.

Carbonia.net: Quando canti una canzone, vedi le immagini? Quando disegni, senti la musica, i versi degli animali, le parole delle persone?

Magira: Spesso la composizione delle canzoni avviene proprio nell’atto di camminare. Il ritmo dei passi, o della pedalata, il silenzio e la mente sgombra fanno da culla per i versi che nascono. Durante le soste invece elaboro i disegni, che prendono le tinte dell’ambiente in cui sono immersa. E la stesura del segno è ancora accompagnata dalle parole: non c’è un confine netto tra le canzoni illustrate, me e il paesaggio.

Carbonia.net: Potresti dare un consiglio a un giovane che crede di poter intraprendere il tuo percorso? Come dovrebbe muoversi?

Magira: Penso che la parola d’ordine rimanga sempre la stessa: autoproduzione. Creare situazioni per confrontarsi con gli altri riguardo il proprio lavoro e curarlo in modo da renderlo fruibile agli altri, penso siano un forte motore di crescita. E naturalmente studiare studiare studiare -non solo le tecniche, ma tutto ciò che serve a far maturare una propria poetica- cercare buoni maestri e farsi guidare da loro.

Carbonia.net: Parliamo ora di Nomadisegni. Come vi è venuta in mente un’idea del genere? Avete preso ispirazione da altri percorsi?

Magira: Nomadisegni è il nome che io e Rocco abbiamo iniziato a usare per definire una pratica che portiamo avanti da quando ci conosciamo: quella di disegnare storie ispirate ai luoghi che attraversiamo durante i nostri nomadismi. Col tempo abbiamo sentito l’esigenza di dargli una forma più definita, per raccogliere le nostre esperienze e poterne proporre di nuove, per coinvolgere anche altre persone.
Un’esperienza che in particolare sentiamo vicina alla nostra è quella di Giuliano Scabia che negli anni 70, con un gruppo di studenti del DAMS di Bologna, andava nei paesi e proponeva un teatro improvvisato sulla base delle vicende dei paesi stessi. La loro era poi uno stimolo alla riflessione su temi sociali come lo spopolamento delle campagne in seguito al boom industriale.

Carbonia.net: In progetti di questo genere, solitamente i bambini sono più partecipi degli adulti, forse perché meno appesantiti da sovrastrutture subentrate durante la crescita e la formazione. Capita anche nelle vostre “passeggiate disegnate”?

Magira: Coinvolgere gli adulti in laboratori solitamente dedicati ai bambini ci ha fatto piacevolmente scoprire che anche i grandi, e forse soprattutto loro, hanno voglia e bisogno di trovare mezzi espressivi per raccontarsi, proprio per alleggerirsi dalle sovrastrutture di cui parli.

Carbonia.net: Durante il vostro lavoro di “interpretazione” dei paesaggi, abbiamo notato che avete fatto tappa anche a Carbonia. Che ricordi hai di quei momenti?

Magira: La mia permanenza a Carbonia è stata molto breve, ma l’incontro con una città dalla storia così significativa, e con un territorio così denso di storia e di storie ha fatto sì che nascessero le due tavole di “Benibeniusu a Carbonia”, che fanno parte del repertorio della Cantastoriessa.

Carbonia.net: C’è un modo per apprezzarti come “cantastoriessa”, oltre a partecipare agli incontri dal vivo? Hai in programma una pubblicazione anche in questo senso?

Magira: La registrazione delle canzoni è senz’altro in programma, con i tempi un po’ dilatati di chi, come me, porta avanti diversi percorsi paralleli!

Carbonia.net: In quale modo vengono organizzate le tappe di Nomadisegni?

Magira: Solitamente il progetto delle nostre tappe nasce da incontri inaspettati in luoghi scoperti quasi per caso. Man mano che giriamo l’Italia la nostra rete di conoscenze si amplia e seguendo il filo di questi incontri ci sentiamo collegati a una rete invisibile e parte di una comunità che non ha confini geografici o culturali.
I tratti comuni che ci sorprende di ritrovare nelle persone con cui collaboriamo sono la cura dedicata alla nostra ospitalità, l’entusiasmo nel mettersi in gioco insieme a noi, ma soprattutto la resistenza nel vivere in luoghi dove spesso fare qualsiasi cosa che vada in una direzione che non è già tracciata, costa grandi e sforzi e sacrifici.
Quello che resta difficile da descrivere è la profonda carica di energia che ci pervade per ognuno di questi incontri. All’inizio ci sentivamo i fortunati raccoglitori dei semi delle storie ispirate al paesaggio e pensavamo di farne semplicemente farina da impastare nei nostri lavori. Poi abbiamo iniziato ad accorgerci che in ogni racconto c’è anche e soprattutto il lievito, una vera e propria linfa, e che attraverso l’attaccamento al territorio, la conoscenza delle proprie radici, la ricerca di un intimo legame con la terra si legge la forma che ognuno dà all’amore per la bellezza, l’autenticità e la vita.

Carbonia.net: Grazie ancora, speriamo di poterti incontrare presto.

www.carbonia.net

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LA PIAVE

Postato mercoledì, aprile 16th, 2014 at 11:06

La Piave – un ennesimo esempio di Fiuminicidio, trova posto sul numero 8 di BARRICATE – L’informazione in movimento, un periodico di informazione e grafica editoriale – che si rivolge a cittadini di ogni età, singoli o organizzati in movimenti, comitati e reti di ispirazione civica, ecologista, culturale, di volontariato, di solidarietà – e che da questo numero abbandona il colore per il bianco e nero, ma si mantiene ricca di contenuti, grafici e non.

Le tavole a colori di questa storia forse le avete incontrate alla scorsa edizione del Festival La violenza illustrata organizzato dalla Casa delle donne per non subire violenza Onlus di Bologna.

Oppure ve le farete recitare dalla Cantastoriessa durante uno dei suoi spettacoli, perchè fanno parte del repertorio delle storie disegnate di Nomadisegni.

Insomma in ogni caso eccole qui:

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OM PASUBIO – Quaderni Pasubiani

Postato lunedì, marzo 10th, 2014 at 12:55


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Eccoci finalmente, in occasione della mostra alla Libreria Pangea di Padova, a raccontarvi delle imprese pasubiane della scorsa estate:

PASUBIANA – Monte Pasubio (TN) agosto 2013

Piccola scuola di disegno in montagna

a cura di Giulia Mirandola

Pasubiana è un’esperienza residenziale a quota 1825 slm, ospitata nel territorio di Trambileno e Vallarsa, con base presso il Rifugio “Vincenzo Lancia”. Da questa immersione globale nell’ambiente pasubiano sono nati i Quaderni Pasubiani, leporelli illustrati da Rocco Lombardi, Marina Girardi e Alicia Baladan.
La realizzazione di Quaderni pasubiani ha potuto godere della supervisione scientifica di Marco Avanzini (geologo presso MuSe) e Anna Pisetti (Conservatrice Attività Didattiche presso Museo Storico Italiano della Guerra), che hanno accompagnato gli autori in escursioni mirate, di carattere storico, botanico, geologico.

Il lavoro sul monte è il cuore dell’indagine di Marina Girardi, che documenta con il linguaggio del fumetto gli incontri avvenuti. È un affresco dedicato a casari e a camminatori, a donne pastore del nostro tempo e a giovanissimi gestori di rifugio cresciuti in pianura. Un fumetto per bambini e adulti, originato dalla presenza fantastica di un personaggio chiamato Om Pasubio. I suoni e i messaggi del monte, in tempo di pace, sono impressi nelle mani dei pastori, nelle voci delle donne, negli odori di stalla, nel profumo di burro.

Il silenzio dell’Alpe Pozza è monumentale nel lavoro di Rocco Lombardi. La roccia scoppia. Con la voce di un personaggio di fantasia chiamato Om Pasubio, l’autore ripercorre alcuni momenti cruciali della Grande Guerra, osserva il monte da più punti di vista, evoca fantasmi novecenteschi.

L’intero diario di viaggio di PASUBIANA si trova sul sito di NOMADISEGNI.

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SANKARA, il presidente in bicicletta

Postato lunedì, febbraio 17th, 2014 at 12:22

Copertina_Sostiene-SankarawebFinalmente potete trovare in libreria

SOSTIENE SANKARA

AA.VV.
a cura di KANJANO e AMANDA

Becco Giallo Edizioni

La vita e il pensiero di Thomas Sankara, il “Che Guevara Africano” che ha immaginato una via più equa e giusta allo sviluppo economico e sociale del Continente Nero.
“Il debito pubblico africano, controllato, dominato e alimentato dall’imperialismo occidentale, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che ogni africano possa diventare schiavo finanziario di chi ha avuto l’intelligenza e la furbizia di investire da noi. Per questo noi, oggi, esigiamo un rimborso.” Thomas Sankara
Conosciuto come “il Che Guevara Africano”, il capitano militare Thomas Sankara è stato il primo presidente libero dell’Alto Volta, paese a cui egli stesso cambiò il nome in Burkina Faso, ovvero “la terra degli uomini integri”. Leader carismatico ed esempio di moralità per tutta l’Africa Occidentale, Sankara ha realizzato riforme radicali per eliminare la povertà e le disuguaglianze, ha promosso l’uso dei contraccettivi contro l’AIDS, ha combattuto la pratica dell’infibulazione e lavorato per cambiare la mentalità dei più giovani con l’obiettivo di proporre all’Occidente la cancellazione del debito internazionale africano. Fu ucciso il 15 ottobre 1987 assieme a 12 colleghi in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d’armi, l’attuale presidente del Burkina Faso Blaise Compaoré, con l’appoggio di Francia e Stati Uniti d’America.
Con le traduzioni dei suoi discorsi sul debito africano, sulle donne, sull’ambiente, sull’unità africana e approfondimenti scritti di Marinella Correggia (altraeconomia), Silvestro Montanaro (raitre) e Sergio Nazzaro. Disegni di: Christian Ghisellini, Mauro Biani, Akab, Toni Bruno, Simone Lucciola, Vito Manolo Roma, Rocco Lombardi, Kanjano, Daniele Serra, Roberto Biadi, Marina Girardi, Fabrizio Des Dorides…

La mia storia è tratta dal discorso che Thomas Sankara ha tenuto alla Prima conferenza internazionale sull’albero e la foresta – Parigi 5 febbraio 1986:

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L’ULTIMO CAVALLO

Postato venerdì, gennaio 31st, 2014 at 19:57

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Scopriamo la riserva naturale Zompo lo Schioppo durante una rigida giornata di inizio gennaio, girovagando tra le valli abruzzesi che confinano col Lazio.

Per salire alla sorgente che dà il nome alla riserva bisogna attraversare un bosco di castagni, aceri e cerri. Ma solo quando i faggi secolari contorcono i loro tronchi grigi si giunge al cospetto di un salto d’acqua che sembra la lunga lingua bianca del Monte Crepacuore, da cui il torrente sgorga gettandosi nel vuoto con uno zompo, appunto, di più di ottanta metri.

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Salutata la cascata più alta d’Appennino, sul sentiero del ritorno ci imbattiamo in tre possenti cavalli da tiro che riposano dopo il lungo lavoro, protetti da un cane da pastore.

Poco più in là due uomini stanno caricando un camion con grossi tronchi di castagno. Sostiamo a ritrarre le loro magnifiche bestie ed ecco che ci si presentano: sono Peppe Manni, 74 anni, boscaiolo da generazioni e uno degli ultimi ad adoperare ancora i cavalli per il carico nel bosco, e suo figlio Ezio, che si trova qui in occasione delle vacanze di Natale, visto che ormai ha lasciato la ditta del padre per lavorare nel cantiere dell’Alta Velocità della Stazione di Bologna.

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I ritratti dei cavalli riscuotono apprezzamento, Ezio poi è sicuro di avermi giù visto intenta a dipingere con la mia bicicletta in via Oberdan… e così in men che non si dica veniamo invitati a cena:

Peppe continua a riempire i bicchieri col suo corposo vino novello mentre ci racconta una vita spesa su e giù per le montagne di tutto il centro Italia:

- Facevo da solo il lavoro de tre, quattro uomini: quant’evvero iddio, ero l’uomo più forte della valle!

IMG_0388-Adesso il lavoro non c’è più, ci spiega Ezio, la legna arriva dall’estero, a prezzi troppo bassi, e noi abbiamo già dovuto vendere quasi tutti i cavalli.

Elisa, la moglie di Peppe mentre ci serve le ciambelline al vino, con gli occhi che non smettono mai di sorridere ci raccomanda:

-I disegni che avete fatto portateli a Bologna, che lassù queste cose neanche se le immaginano!

Cara Elisa la vostra storia è diventata un’altra canzone disegnata della Cantastoriessa di Nomadisegni:

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I disegni di Rocco e altre foto dello Zompo lo Schioppo su www.nomadisegni.it

Faina che muore

Postato sabato, gennaio 11th, 2014 at 18:55

marinafainaEcco il racconto della Faina che brucia sul manifesto del MUVIMENTS Festival, una storia nata l’estate scorsa, dopo un incontro con una faina incidentata, di ritorno da un concerto dalle parti di Formia. Quella volta, l’ultimo ritornello ascoltato al concerto, ci rimbalzò in testa per tutta la notte… ed è così che le parole della Canzone Arrabbiata di Nino Rota ora si mescolano al canto della Faina che Muore e si stampano sui muri del Castello medievale di Itri, insieme ai nostri disegni incrociati.

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UNA PECORA SOLA

Postato martedì, settembre 3rd, 2013 at 17:55

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Sulle colline umbre nei pressi di Perugia, dove le strade si perdono e il tessuto urbano si sfilaccia per lasciare il posto a ettari e ettari di boschi, si trova La Piaggia, un gruppo di case abitato da una comunità di tedeschi che nei primi anni ottanta è venuto fin qui per tentare l’esperimento della comune agricola.

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Col passare degli anni il gruppo iniziale si è dimezzato, i figli sono andati a vivere a Berlino, l’aridità del suolo e le divergenze di vedute hanno portato i promotori del progetto Utopiaggia a cercare strade lavorative individuali e a venire a compromessi con la proprietà privata. BACCO5

Da qualche tempo però si è risvegliata la volontà di dare nuova linfa alla comunità: i ragazzi da Berlino vorrebbero tornare in queste terre a piantare altri ulivi, allevare le api, costruire un forno, sperimentare nuove coltivazioni.

Alcuni miei amici -italiani- che da anni vivono nomadi per gli Appennini, vogliono provare a unirsi a loro.

Apre la strada Bacco, che ha deciso di intraprendere l’anno di prova al termine del quale si deciderà per la sua permanenza o meno alla Piaggia. Gli è stato affidato un gregge di novanta pecore e al termine dell’undicesimo mese è già diventato parte del paesaggio.

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I disegni a china sono di Rocco Lombardi

PEIO VIVA, VIVA I POPI!

Postato mercoledì, aprile 10th, 2013 at 10:23

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A lato della Val di Sole, sul limitare del Parco dello Stelvio, si apre la Val di Peio.

E in fondo in fondo, a quota quasi milleseicento metri sul fianco del monte Vioz, si inerpica il piccolo paese che dà il nome alla valle.

La scuola primaria di Peio è stata soppressa nel 2011, ma un gruppo di genitori è riuscito, con tante battaglie, a creare una scuola autogestita.

Un appartamento trasformato in aula, la cattedra ricavata da un tronco di legno, la Scuola Peio Viva accoglie una pluriclasse di otto bambini dai 6 ai 10 anni grazie al lavoro volontario di un gruppo di maestri e al supporto di mamme e papà.

Così quella che era partita come opera di salvaguardia della linfa vitale della comunità è diventata una straordinaria esperienza di condivisione che regala frutti spesso inaspettati.

- Per esempio se non avessimo creato la scuola- dice Nadia, la coordinatrice – non avremmo mai ricevuto la visita di persone come voi che attraversano l’Italia per venire a incontrarci.

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Per raccogliere gli ingredienti delle storie, che servono per fare la farina del pantastorie da portare a Ortica e Alberico, coi bambini della Scuola Peio Viva abbiamo percorso le strade del paese, interrogato i nonni, assaggiato il formaggio dell’antico caseificio turnario, succhiato le caramelle al pino della signora Lucia e abbiamo fatto volare le palle di neve e pure il Gino in cima alla seggiovia.

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E poi i banchi si sono trasformati in un banchetto e la lavagna ha mostrato storie disegnate e le canzoni hanno riempito la scuola finché la notte non ha ghiacciato nei bicchieri i fondi del buon vin.

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IL PAESE DEI POPI ve lo racconta anche Rocco Lombardi

qui invece si trova il SITO DI SCUOLA PEIO VIVA.

…e un grande grazie a Giulia Mirandola

che ci ha aperto le porte della valle!


IL CERVO FORESTO

Postato venerdì, febbraio 8th, 2013 at 19:18

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LA FORZA DI CADERE

Postato sabato, novembre 10th, 2012 at 12:30

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LA FORZA DI CADERE è una storia realizzata per la VII edizione del FESTIVAL LA VIOLENZA ILLUSTRATA, organizzato dalla CASA DELLE DONNE PER NON SUBIRE VIOLENZA in occasione della giornata mondiale della violenza contro le donne. Le tavole originali saranno in mostra all’Istituto Parri, in via Sant’Isaia 20 a Bologna dal 17 al 26 novembre accanto a quelle di:

Elisa Abela, Silvia Bolognesi, Chiara Carrer, Gianluca Costantini, Otto Gabos, Sara Gavioli, Francesca Ghermandi, Marina Girardi, Riccardo Guasco, Marta Iorio, Octavia Monaco, Eugenia Monti, Amalia Mora, MP5, Francesca Popolizio, Davide Reviati, Giulia Sagramola, Guido Scarabottolo, Laura Scarpa, Stefania Spanò, Martina Vanda, Vanna Vinci.
L’intero programma del festival è scaricabile qui: http://www.casadonne.it/cms/
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LE FARFALLOSE

Postato giovedì, luglio 26th, 2012 at 13:04

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Sono tante le valli alpine dove per fare i tetti delle case si usavano le lose, le lastre di pietra che venivano ricavate sfogliando i sedimenti rocciosi delle montagne e poi issate fino in cima alle abitazioni di sasso.

Quando i travi finivano per essere mangiati da anni di piogge e tarli, bisognava far rotolare giù tutte le lose, per risistemare la copertura, con una mirabolante tecnica che faceva in modo che le lastre di pietra non si spezzassero all’impatto col terreno.

Tra tutte queste valli c’è n’è una in cui le lose possono ancora volare, grazie al recupero dei saperi, al lavoro e all’aiuto reciproco di chi è tornato a popolarle.

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